30 anni fa l’omicidio del nostro compaesano e amico il poliziotto Serafino Ogliastro.

Sono troppo giovane per avere avuto la possibilità di conoscere Serafino Ogliastro. Però, conosco tutta la sua famiglia e posso dire di avere avuto la possibilità di conoscere persone speciali. Papà un grande lavoratore che ha sudato tutta la vita per mantenere la famiglia e sono stati cresciuti figli eccezionali: Laura, parrucchiera di ottima professionalità, Angela, poliziotta anche lei, Francesco ragazzo buono e mite.

La mafia, grande montagna di merda, ha deciso di uccidere Serafino e da quell’immenso dolore la famiglia ha trovato la forza di lottare per avere la verità. Una verità arrivata dopo oltre venti anni di battaglie in tribunale. Una verità che non rimargina un dolore immenso, ma che permette di sopportarlo meglio. Riportiamo quello che ha scritto il nostro amico Mimmo Bessone sui social. Non aggiungerò altro.

Serafino aveva scelto, negli anni 80, da che parte stare. La sua aspirazione? Diventare un poliziotto, e così fu.
Oggi questo blog, nella persona di Mimmo Bessone, vuole ricordare così l’amico di tutti Serafino, “u poliziuottu”.
“Ucciso a Palermo da Salvatore Grigoli con il metodo della lupara bianca poichè componenti della mafia sospettavano che Serafino, nell’ambito del suo lavoro, fosse venuto a conoscenza degli autori dell’omicidio del mafioso Salvatore Quartararo”, si legge nel sito web “Vittime di Mafia per non dimenticare”, ma anche su altri siti.

Arruolatosi nella Polizia di Stato, fu trasferito, come prima sua assegnazione, alla Questura di Genova.
Dei giovani ragazzi ficarazzuoti degli anni 80 fù uno dei primi ad arruolarsi ed iniziare questo importante percorso.
Ricordo quando Serafino tornava in licenza in paese la prima cosa che faceva era incontrare i suoi soliti amici “ficarazzuoti” tra cui il sottoscritto, Salvatore Di Gristina, Antonino Monreale, Piero Aggiato, Ino Pensanti, Matteo Saverino, Salvatore Bona per citarne alcuni.
Una bella rimpatriata ed una pizza alla lanterna rossa “u corpu i runca” era d’obbligo ogni qualvolta che Serafino “sarricampava” in licenza.

Ricordo con chiarezza che Serafino era solito raccontarci delle sue avventure poliziesche in quel di Genova e, a bocca aperta, rimanevamo ad ascoltarlo in silenzio…. a quei tempi in Italia accadevano fatti di una certa importanza e gravità. Gli omicidi erano quasi all’ordine del giorno: terrorismo al nord e guerra di mafia al sud.

Serafino non aveva paura di questi fattacci citati e quella sua forza la trasmetteva anche a noi, ai suoi amici.
Per noi Serafino era un mito e ora vi spiegherò il perchè. In paese Serafino era ben voluto e rispettato da tutti i ragazzi degli anni 80, oggi sessantenni “abbuccati” o quasi. Questo, a seguire, un mio ricordo particolare ed indimenticabile.

Una sera dopo aver mangiato una ottima pizza, sempre alla Lanterna Rossa, uscimmo con Serafino io, Salvatore Di Gristina e Salvatore Bona. Ci avviammo verso Palermo a bere una bibita, un “autista” per la precisione, in uno dei bar simbolo di allora in via Ruggiero Settimo, ergo il bar PINGUINO.

Andammo non ricordo se con una 127, sicuramente una utilitaria. forse un pandino.
Serafino quella sera era galvanizzato e volle mostrarci le sue abilità apprese nei vari addestramenti in seno alla Polizia.
Ci spiegò cosa voleva fare e noi reagimmo dicendogli: “non ne sei capace a fare quello che ci hai appena raccontato!!!”

In cosa consisteva questa tecnica? Ecco quello che successe: ci chiese di abbassare entrambi i finestrini e di mantenere costante la velocità a 50km orari. Praticamente Serafino sarebbe dovuto uscire dal finestrino dell’auto, lato passeggero, e scavalcando il tettuccio sarebbe dovuto rientrare dal finestrino lato guidatore ed inoltre si sarebbe messo anche alla guida dopo aver fatto spostare, con una tecnica a noi sconosciuta, il guidatore di allora. Non ricordo se fosse Di Gristina o io…… cosa che accadde realmente per come lo sto riportando “paru paru”. Uscì dal finestrino lato dx e rientrò dal finestrino lato guidatore e si mise alla guida. Ma quella sera non finii così.
Serafino soddisfatto ci lasciò di stucco. Visto il grande successo che riscosse tra noi volle rifare il bis e ci informò che lo avrebbe ripetuto ancora per noi “pazzia”.

Qui entrò in gioco Salvatore Bona, un altro aitante ragazzo dell’epoca che disse ai presenti: “anche io sono capace a farlo”. Ridemmo tutti…… per la verità Salvatore ci provò, e lo apprezzammo per questo gesto. Ad onor del vero ci provò di uscire dal finestrino ma si fermò subito capendo che poteva lasciarci le penne e si rimise al suo posto.
Contestualmente Serafino ci riprovò.

Iniziò la sua tecnica poliziesca “segreta” ma questa volta, con l’incoscienza dei nostri 20 anni, appena uscì dal finestrino, e raggiunto il tettuccio dell’auto, il conducente accelerò cominciando anche zigzagare con sterzate repentine……proprio così avete capito bene. Pazzie di allora!!! Vedendo quello che stava accadendo Serafino lanciò alcune parolacce (bip bip) dirette al conducente e, come nei film, il super poliziotto assunse una forma a X sul tettuccio.

Si ferrò con le braccia tra gli sportelli e nella parte posteriore con le gambe: una vera X.
Come una ventosa Serafino rimase attaccato al tettuccio e . sfidò anche l’allora conducente chiedendogli, sicuro di se, di accelerare ancora tra le risate di tutti. Ne avevamo avuto abbastanza: prova super superata. Il conducente rallentò subito dopo e accostammo.
Il nostro mito saltò dall’ auto sul marciapiede….che risate (dopo) e che pacche sulle spalle. Era nato il nostro ficarazzuotu.
Ancora oggi ne parliamo, noi ragazzi degli anni 80.

Ho voluto ricordarlo con questo episodio al quanto singolare che fino ad oggi sconosciuto ai tanti se non agli amici di allora.
Serafino Ogliastro il mito di Ficarazzi di noi ragazzi degli anni 80.

“Ricordarlo oggi, a distanza di trent’anni dal suo omicidio, è un dovere civile per onorare la memoria di un uomo dello Stato, che ha contribuito al cambiamento culturale della città di Palermo, in anni in cui pezzi delle istituzioni erano complici di Cosa Nostra. Ogliastro ha scelto con onestà da che parte stare e per questo è stato ucciso. Non dobbiamo dimenticarlo” Leoluca Orlando.

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