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Occidente:Acqua, servizio da strutturare non occasione di lucro

Ce lo hanno ricordato le logore Nazioni Unite che il 22 marzo si doveva celebrare – come si fa ormai da 19 anni – la “Giornata mondiale dell’acqua”, questo bene indispensabile sempre più raro e di cui possono godere sempre meno le persone che vivono soprattutto nelle aree urbane. Si tratta di un bene che ha assolutamente bisogno di una rigorosa programmazione, gestione e di una adeguata politica dei prezzi. Nei prossimi anni, l’acqua sarà più preziosa dello stesso petrolio. E la cosa che fa più rabbia è che l’acqua ci potrebbe essere per tutti e se manca è sostanzialmente un problema di “politiche inadeguate e di cattiva gestione, come afferma Joan Clos, vice Segretario Generale e Direttore esecutivo dell’UN Habitat, che aggiunge: “Abbiamo bisogno di assicurare acque potabili di fronte ai crescenti problemi connessi con  l’inquinamento e con il cambiamento climatico. Abbiamo bisogno di idee innovative e di buone pratiche da  implementare”. E’ un monito che vale anche per l’Italia dove la dispersione dell’acqua potabile raggiunge il 47%! La metà della popolazione mondiale di 6,8 miliardi di persone vive oggi nelle città e raggiungerà la percentuale di due terzi (66%) in una generazione;

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La perdita media dell’acqua in condotte fatiscenti raggiunge e in molti casi supera il 40-50% non solo in Asia e in Africa ma anche in diverse città europee; ed in più, 2 milioni di tonnellate di rifiuti vengono scaricati ogni giorno nei corsi d’acqua provocando non solo inquinamento ma numerose malattie spesso mortali e che in ogni caso minano profodamente la vita di interi insediamenti urbani, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo dove il 90% delle acque reflue non trattate finisce direttamente in laghi, fiumi e mare; senza contare che 20 milioni di ettari coltivati, in tutto il mondo, sono irrigati con acqua non trattata;.

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Ma quello che è più scandaloso e che grida vendetta è che in molti Paesi poveri l’acqua potabile è gestita dai privati che impongono dei prezzi alla vendita al dettaglio superiori anche 50 volte rispetto a quanto pagato dai Paesi ricchi più vicini! Senza contare che l’uso dell’agricoltura intensiva, da una parte riduce il consumo dell’acqua potabile per uso urbano e dall’altra aumenta l’inquinamento a causa dell’eccesso di fertilizzanti che finiscono nelle falde acquifere o nei corsi d’acqua. E’ comunque da notare un dato preoccupante.

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Nel 2008 la perdita di acqua potabile è stata in Italia il 47%, tra i comuni con piu’ di 200.000 abitanti, Bari ha registrato la maggiore dispersione di acqua, con 106 litri in piu’ immessi per 100 litri erogati; seguono Palermo con 88 litri, Trieste con 76 mentre presentano dispersioni superiori al 50% Catania, Roma, Napoli, Torino e Padova. Rispetto ai 27 Paesi dell’Unione europea relativamente al periodo 1996 – 2007, il consumo medio pro-capite in Italia è stato di 92,5 metri cubi contro gli 85 della media europea. Il Mezzogiorno è l’area geografica con la minore erogazione di acqua potabile. Nulla di nuovo; ci si sarebbe meravigliati se fosse il contrario! Fare politica, significa innanzitutto agire da cittadini responsabili e pretendere dalla propria amministrazione locale un assoluto rigore nella gestione delle risorse, prima tra tutte, l’acqua. L’idea di affidarla ai privati è una pura follia. Disinteressarsi al problema o, peggio ancora, votare per chi non è sensibile al problema, significa essere pessimi cittadini

da “Occidente”

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