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Babbaluci e Muluna il giorno dopo

babbaluci

Santa Rosalia è contenuta nel dna di ogni buon palermitano che si rispetti. La Santa Patrona della città nel salvare la città dalla peste avrà fatto una marchiatura dei geni palermitani e da oltre quattrocento anno la festa in suo onore rimane intatta.

Nelle colorate bancarelle che durante i giorni dedicati alla Santa bandiscono la marina non possono mancare i babbaluci e i muluna. Due alimenti che ai palermitani non possono mancare.

Un pò il babbaluce è la filosofia del palermitano. La sua vita, del babbaluce, è lo specchio della vita di un palermitano… alla fine il babbaluce anche da morto se la fa s…. e scusate il francesismo

Questa cultura il palermitano la porta con se quando per il 15 luglio evade dalla città ed invade spiagge e lidi nella costa da Terrasini a Termini Imerese. Una migrazione marina alla ricerca di spiagge da conquistare e fare proprie. Un giorno di relax dalla normale vita quotidiana, lontano dalla calura delle strade.

E qui entra in gioco la spiaggia libera della Crocicchia e le altre spiagge ficarazzesi che ogni anno vengono invase, conquistate e maltrattate per 24 ore. Tipo Attila con i suoi guerrieri. All’indomani della conquista restano solo macerie. Distese infinite di scocce di babbaluci e muluna dappertutto. Una strage da far invidia alle peggiori guerre che umana memoria ricordi.

Distese di macerie che restano li per alcuni giorni finché la natura non fa il suo corso e li biodegradi. Per fortuna sono ecocompatibili. Almeno loro. Mentre resisteranno di più bottiglie, contenitori e tanto altro che di naturale hanno ben poco.

Il segno del festino resterà nelle spiaggie per alcuni giorni a testimonianza che il palermitano ci tiene alla tradizione e alla sua identità. Uguale e costante negli anni. Ogni volta che arriva il festino preghiamo per il miracolo, ma stu miraculu santa rusulia ‘n ci voli fari….

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