Download! EcosiciliaLeggi Ecosicilia in PDF

Cartoline dal Martinetto ottobre 2013

Ragazzi che amavano il pallone, picciotti che sfidavano le ire dei genitori severi per andare a giocare al Martinetto, vecchio camposanto sconsacrato, vera scuola di vita per la gioventù ficarazzese che stava crescendo tra mille difficoltà. Magliette multicolore, dalle mille taglie, sdrucite, sfardate, così pure i pantaloncini, che alla fi ne di interminabili partite si trasformavano in costumi da bagno, per un tuffo salutare tra gli scogli che facevano da corona ai Crastonelli. Martinetto tempio del calcio ficarazzese, ci si arrivava attraversando una vecchia trazzera, chiamata “Regia”, che il mare aveva mangiato tutta in inverni piovosi e freddasi, tra maestrali e grecali, padri di alte onde le cui gocce “sbrizziavano” gli accaldati visi dei tanti piccoli guerrieri pallonai che si davano battaglia, con scontri leali e simpatiche polemiche che animavano le serate al Bar Falcone o al Bar Pisciotta.

Quello era un calcio lontano anni luce da quello frenetico e senza passione di oggi. Tra quelle pietraie tutto quello che era difficile diventava semplice, come lo stop a seguire di Amarildo, il cross dal fondo di Enzo, il tiro da lontano di Giovanni, la visione di gioco di Michele, la creatività di Franco, l’eleganza nella corsa di Jair.

Già “Jair”, Ino Mezzatesta, sfiorò il grande calcio quando un padre rude e incompetente gli strappò la lettera di convocazione alla Bacigalupo di Dell’Utri, correva veloce “Jair”, sotto la maglia teneva la canottiera, aveva paura di sudare diceva lui…
Stefano Militello era già allora un piccolo sergente di ferro, forse era del Bari la maglia che indossava…
Peppuccio Alcamo “Amarildo”, era forte come un torello, mangiava la carne, gli altri la sognavano, il suo tiro era forte e secco, la maglietta era della Pro Bagheria di Vincenzo Amalfitano, che lo aveva già tesserato ammucciuni di suo padre…
Totuccio Monti aveva il capello liscio e nero, il bel viso affilato, la maglietta aperta sul petto, il calcio giocato lo lasciò ai suoi fratelli…
Peppuccio Greco stava in posa da giocatore e lui era già uno dei giocatori veri e “granni”, difensore, libero d’altri tempi, la sua maglietta e il suo pantaloncino erano un mistero…
Michele Morsicato
“Piricuddu”, piccolo, grande tatticista, correva quando gli altri erano fermi, e quando gli altri correvano lui stava fermo, la maglietta che indossava era uscita dallo spogliatoio del Bagheria…
Filippo Realbuto, il Pelè bianco di Ficarazzi, grande simpatia, grande competenza calcistica ma non era il campione che sognava, peccato che l’America ce lo ha “rubato”, anche per lui maglietta misteriosa…
Tommaso Macchia, in pochi lo ricorderanno, suo papà era carabiniere a Ficarazzi, abitava vicino alle Scuole, era sempre col pallone tra i piedi, maglietta T shirt, ed infine il picciriddu Peppuccio Militello in posa da calciatore.

Alle loro spalle la sipala di canne, che s’annacava al vento e parlava con i morti; il buco nero portava tra gli alberi di limoni, uno spogliatoio naturale, all’aperto, sui rami magliette e sacchetti usate per borse, quando il sole era dietro Monte Pellegrino, sudati e impolverati, con le ginocchia sbucciate, il ritorno, stanchi ma felici, anche se a casa ci aspettava qualche cucchiaio di legno o qualche cinturino sibilante, ma questa era la nostra storia…

calcio martinetto

Articolo di Giuseppe Morreale e pubblicato su Controcorrente di Ottobre 2013.

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*