Commemorazione Giovanni Falcone

Il 23 maggio rimarrà impresso nella mia mente perchè l’ho vissuto nel pieno della mia gioventù e del mio impegno politico nel Fronte della Gioventù.

Mi sono rimaste impresse quelle immagini ed il dolore che provai nel vedere tanti morti che rappresentavano lo Stato. Sapevo chi fosse Falcone e cosa faceva ma non pensavo che la mafia potesse far esplodere una autostrada per dare un segnale. Voleva dire allo Stato che Falcone rappresentava ed ai politici, corrotti e non, che in Sicilia comanda la mafia.

Non una mafia fatta di uomini senza scrupoli ma di un vero anti-stato capace di organizzare una rete parallela con una cupola che comanda, un esercito pronto a colpire e tanta gente pronta a fare affari.

Oggi si commemora quella strage dove persero la vita semplici poliziotti, Giovanni Falcone, il magistrato e la moglie e lo si fa coinvolgendo la scuola ed i bambini che di Falcone conoscono solo la storia scritta sui libri.

Una memoria necessaria per evitare che la mafia riprenda potere e controllo del territorio e allunghi la mano verso questi giovani che potrebbero domani diventare gregari.

La mafia vuole una Sicilia povera e inconcludente, con giovani senza lavoro ed una classe politica che serve solo a mantenere basso l’impegno sociale e politico. Nella merda la mafia fa affari e recluta giovani, paga  uomini e politici, alti burocrati e colletti bianchi. Paga a molti ma non a tutti. Svegliando le coscienze e dando un futuro diverso a questa maledetta terra di Sicilia la mafia perde potere e controllo. Essendo una fatto umano la mafia può essere sconfitta, ma serve una grande inversione culturale ed una scossa. Per ora di tutto questo non abbiamo traccia, solo qualche rigurgito.

Portare, quindi, i bambini in piazza “Aldo Moro” o Macchiarella, dove si trova una pietra incisa che ricorda i caduti per mano della mafia mi sembra doveroso ma se diventa una semplice vetrina o una passerella per avere puntati riflettori è una memoria senza un fine.

Cosa ne vale che per mesi poggiata sulla pietra è rimasto un cartello e nessuno si è preoccupato di toglierlo e il 22 maggio si procede ad una pulizia accurata della piazza?

Un signore un giorno mi disse: “puoi parlare male della mafia quanto vuoi e come vuoi, puoi anche essere pungente e diretto, puoi gridare contro la mafia e appendere manifesti contro di essa ma non ti torcerà un capello se non gli tocchi gli interessi economici, la sacchetta”.  Ed è quello che fecero Falcone e Borsellino e tanti uomini delle istituzioni che hanno creduto nello Stato.

Oggi rimane il 23 maggio ed il 19 luglio, giorni della memoria, ma la lotta alla mafia si fa ogni santo giorno con i fatti, cercando di cambiare mentalità e dando un futuro ai giovani. Per questo non partecipo alle giornate della memoria e sono convinto che sia la scuola il luogo dove l’antimafia può essere spiegata ai bambini e ragazzi e diventare un tessuto impermeabile alla società mafiosa. La legalità e l’educazione civica sono i fondamenti culturali capaci di permeare i più giovani e renderli culturalmente capaci di combattere il fenomeno mafioso.

Ricordiamo un giorno l’anno Falcone e Borsellino e tutti quelli che hanno perso la vita per difendere lo Stato ma dobbiamo lavorare ogni giorno per togliere ossigeno ad un cancro che è ancora ben ancorato nella nostra terra. E basta con le foto ricordo.

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