Dario e padre Passamonte nei miei ricordi

messapadrepassamonte018Quattro anni fa, nei primi di aprile, il paese è stato sconvolto da due importanti fatti che senza essere legati tra loro hanno lasciato il segno.

Andai a trovare Padre Passamonte in ospedale. Era molto malato e provato. Anche se costretto su un letto di ospedale volle che mi avvicinai a lui e mi chiese se andava tutto bene. In me pensai che quella frase fosse irreale. Chiedere a me se andava tutto bene. Dovevo essere io a chiederlo. Abbozzai un sorriso e credo che mi lesse nel cuore. Mi disse che non aveva paura della morte perché sapeva che il Signore lo aspettava. Mi diceva che il Signore lo avrebbe chiamato quando fosse stato necessario e lo avrebbe lasciato a noi, a vegliare su di noi, come un buon padre fa con i suoi figli. La morte è un passaggio.

Quando seppi della sua morte non ne rimasi stupito. Anche da morto sapevo che avremmo pensato a lui. D’altronde aveva sposato i miei genitori; mi aveva dato il sacramento del battesimo e mi aveva seguito nel cammino della comunione; mi sposò e battezzò mio figlio. Un lasso di tempo  cosi lungo portò ad una amicizia ed  ogni volta che lo incontravo mi sembrava di parlare tra vecchi amici.

Non sono mai stato un cattolico praticante ma molto credente. Sono tra coloro che amano Dio senza donarsi completamente e lui lo sapeva. Mi spingeva ogni volta ad aprire il cuore. A donare amore. Io lo seguì spesso  ma senza mai farlo completamente.

Lo ricordo in vestaglia nel suo studio che mi raccontava la sua giornata. Come a dirmi che avrei fatto bene a seguire il suo esempio perchè ne avevo le capacità. Mi diceva che alzarsi presto la mattina in una gelida giornata d’inverno lo rendeva vivo. Studiare lo rendeva felice. Amava Dio.

I funerali furono un bagno di folla. La SS Messa si tenne al Relax Park e la salma passo davanti ad una anonima abitazione del corso Umberto. Si fermo in una porta aperta. Brutto segno. Al primo piano di quella abitazione un giovane promettente di diciassette anni  aveva perso la battaglia contro un male silenzioso. Dario aveva raggiunto  il suo sogno: entrare all’accademia militare della Nunziatella di Napoli. Voleva seguire le orme del padre che mori qualche anno prima per la stessa malattia. Dario lottò come un leone e fino all’ultimo voleva lasciare il suo letto per vivere la sua vita. Il male però non mollò la presa e, come un mistero che tale rimane per sempre, Dio aveva un progetto diverso per questo suo figlio.  Ficarazzi ebbe due grandi lutti.

Oggi Padre Passamonte riposa in un tomba posta nella parte centrale del cimitero e sono in molti che lo ricordano con affetto.

Dario, invece, vive con noi tramite l’associazione che prende il suo nome voluta dalla mamma, donna forte e coraggiosa, che aiuta i più deboli e raccoglie fondi per destinarli in beneficenza.

Entrambi, anche se in modo diverso, hanno lasciato un segno in questo nostro paese e continuano dall’alto a vigilare su di noi e, a noi, rimane il piacere  di ricordarli e pregare.

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