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“Dilivrarmi” l’ultima opera poetica di Tommaso Romano

Nella sua ultima opera poetica, “Dilivrarmi”, Tommaso Romano vuota il fardello delle proprie esperienze, rielaborate dal raziocinio dell’intellettuale, ma fatte passare attraverso il filtro della sensibilità poetica. Il poeta Tommaso Romano mostra una certa arditezza nel taglio del verso e una concisione densa di significati, i quali spesso appaiono non facilmente decifrabili. Le parole sono scolpite all’interno del verso come le parti di una scultura: esse rimangono in evidenza come fossero scritte a rilievo. Nelle sue poesie traspaiono echi dell’ultimo futurismo, la cui atmosfera è riuscito a respirare durante gli anni della sua collaborazione alla rivista Futurismo – oggi (si veda il vezzo di eliminare, o limitare al minimo, la punteggiatura e quello di giocare con la collocazione del verso, tipico degli autori di parole in libertà). Il tutto è rapportato a una idea moderna della poesia, nella quale l’impegno morale e civile occupa sempre un posto di rilievo.

Su tutto campeggia l’alito dell’Eterno che regge i destini degli uomini e del mondo. La vittoria dello spirito sulla materia traspare in tutte le composizioni nelle quali il tema è sollevato. La vita dell’uomo trascorre nell’altalenante sequenza di gioie e dolori, ma lo sguardo del poeta rimane fisso alla contemplazione della divinità che consola e redime.

Alcune poesie sono intense e appassionate dediche ad amici passati nell’al di là. Con questi amici, con cui ha condiviso lotte poetiche e culturali in genere, Tommaso Romano intrattiene un ultimo dialogo ideale sospeso tra la terra e il cielo. Naturalmente il paesaggio, e quello siciliano in particolare, non è trascurato.

Il paesaggio fa parte della nostra vita di ogni giorno, entra continuamente nei nostri pensieri e principalmente in quelli del poeta.

     

Ovviamente nella poesia il paesaggio viene sempre sublimato, anche quando gli uomini ne trascurano la cura . Rimane il continuo stupore del poeta al cospetto dei fenomeni della natura: eppure si tratta di scene consuete che l’uomo della strada non osserva mai, distratto come è dalle lusinghe della tecnologia e da tante altre vanità che la vita moderna offre.

Articolo di Antonino Russo

Ecco una poesia tratta dal libro:

Infinitudine
Nel giorno della farfalla
che vive l’attimo che si posa
e vola
immune da ogni pensiero
di fine, libera
di respirare bellezza
volteggiando lieve
alla ragione incatenata
alla logica del tempo
al buio della notte:
non dura
eppure permane
allo sguardo
il silenzioso batter
d’ali impalpabili.

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