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Ficarazzi commemora Paolo Borsellino e la sua scorta.

Molti anni fa l’amministrazione comunale pose una stele con i nomi dei caduti nella strage di Via D’Amelio dove morirono Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta.

Ogni anno il 19 luglio si commemora con la posa di fiori quel tragico giorno e lo si fa coinvolgendo i bambini che pur non avendo vissuto quei momenti li hanno studiati a scuola e fatti propri.

Non sono amante delle commemorazioni e penso che coinvolgere i bambini sia un modo giusto per tramandare le gesta di uomini semplici che sono diventati eroi per fare il loro dovere.

Ero ragazzo quando scoppiarono le bombe che uccisero Falcone e Borsellino e partecipai anche ai funerali che si tennero dopo qualche giorno. Ringrazio Giovanni e Paolo perchè con la loro condotta segnarono la strada per far crescere nella retta via migliaia di ragazzi.

Prima che la mafia li uccidesse noi ragazzi vivevamo la mafia con distacco. Come se in Sicilia la mafia fosse quasi cosa buona e giusta. Nelle discussioni tra ragazzini la mafia era percepita come un buon datore di lavoro e dove lo Stato falliva la Mafia metteva la “buona”. “Gli sbirri erano da evitare”

Per noi ragazzini che andavamo a scuola e studiavamo, la mafia si percepiva ma non si vedeva. Non era “tinta” nei nostri pensieri. Vero che di morti la mafia ne fece tanti, ma non scuotevano la coscienza dei giovani.

La storia cambiò quando Giovanni e Paolo vollero combatterla con la legge e con la giustizia e diventarono eroi ancor prima di morire. Diventarono i due magistrati che con dedizione e spirito combatterono la Mafia per liberare la Sicilia. Quando la mafia li uccise, cosi come fece con padre Puglisi, i giovani capirono che la mafia era una montagna di merda.

Credo che la frase più importante di loro fu questa:” la mafia come tutte le cose fatte dai mortali ha avuto un inizio e può avere una fine”. La mafia può essere sconfitta se ognuno di noi fa quello che hanno fatto Paolo e Giovanni e i tanti uomini e donne che per il loro dovere ne sono state vittime.

 

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