Genitori e figli, un rapporto difficile

La festa del Battesimo di Gesù è un ulteriore epifania di Cristo nella sua relazione con l’uomo, con il Padre e con lo Spirito Santo. Più che di Battesimo sarebbe più esatto parlare di Battesimi. Perché quel giorno al fiume Giordano Gesù ha ricevuto due Battesimi (nell’attesa del terzo, che sarà quello della passione), uno per mano di Giovanni il Battezzatore e l’altro per mano del Padre, con l’invio dello Spirito Santo. Col primo battesimo Gesù si rivela solidale con l’uomo peccatore e conferma la missione, il compito di Giovanni come autentico inviato del Padre (un giorno Gesù rimprovererà alla classe dirigente il rifiuto di Giovanni Battista). Col secondo Battesimo viene rivelata la sua natura divina e quindi il suo rapporto di filiale col Padre. San Matteo nel racconto evangelico ci ha dato notizia di come sono andati i fatti: in quel tempo Gesù

dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo:
“Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?”. Ma Gesù gli disse: “Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia”. Allora Giovanni acconsentì. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i
cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”. [Matteo 3,13-17] Come è bella la dichiarazione d’amore uscita dal cuore del Padre “Questi è il Figlio mio, l’amato, in lui ho posto il mio compiacimento”.
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Queste parole rivelano il tipo di rapporto tra Dio Padre e il suo Figlio fattosi uomo per amore e la nostra salvezza. Un rapporto che può fare da modello al rapporto fra un padre e un figlio: io credo che padri e figli dovrebbero considerare con molto interesse e attenzione le parole che Dio Padre dice in rapporto a Gesù, perché esse rivelano comprensione  e rispetto dei propri ruoli, dialogo profondo, fiducia reciproca, fedeltà totale ai compiti. Come sarebbe bello se ogni padre potesse dire quelle parole ai propri figli e questi meritarsi quelle espressioni. Il rapporto padre-figlio
è messo a dura prova oggi, ed era inevitabile che accadesse dopo essere stato distrutto quello tra marito e moglie.
Questa è stata un’impresa in cui il diavolo (divisore) ha avuto notevole successo, provocando una serie di guai, di
sofferenze, avvelenando una delle fonti più belle di gioia familiare, di equilibrio e di maturazione della persona.
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Ci sono padri la cui più profonda sofferenza nella vita è di essere rifiutati, o addirittura disprezzati dai figli per i quali
hanno fatto tutto quello che potevano fare. E ci sono figli la cui più profonda sofferenza e amarezza è di sentirsi incompresi, indesiderati o rifiutati dal padre, che in un momento di rabbia si sono sentiti dire dal proprio padre “Tu non sei mio figlio, ti rinnego”. Come ci può aiutare la fede in situazioni come queste? Quando nacque Giovanni  Battista l’Angelo disse che uno dei suoi compiti sarebbe stato quello di “ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti” Questo compito di Giovanni non è finito, ma lo continua Gesù mediante il suo Spirito d‘Amore. Se tutti tornassimo
indietro, alla fonte, che forse abbiamo abbandonato, se i figli si decidessero ad imitare Gesù e tutti fossero animati dallo Spirito che “sana ogni ferita”, che contributo favoloso darebbero alla famiglia, che resta sempre l’ambito naturale e insostituibile della pace e della serenità, dove i padre gusterebbero la gioia di essere padri e i figli la gioia di  essere figli. È vero! Nessuno può scegliere i propri genitori, e nessuno può scegliere i propri figli, ma dipende da noi scegliere se la
propria famiglia debba essere un inferno o un paradiso. Un augurio voglio fare a tutti i papà (genitori): “che i vostri figli siano oggi la vostra gioia, un vanto come un fiore all’occhiello; un domani il vostro sostegno e il cielo la vostra corona. E ai figli che i vostri genitori siano oggi e domani il vostro punto di riferimento, i vostri veri maestri, il vostro modello e in  cielo motivo di dire a Dio:<<grazie perché ci hai dato questi genitori>>”.  La festa del Battesimo di Gesù è un ulteriore epifania di Cristo nella sua relazione conl’uomo, con il Padre e con loSpirito Santo. Più che di Battesimosarebbe più esatto parlare di Battesimi. Perché quelgiorno al fiume Giordano Gesù ha ricevuto due Battesimi (nell’attesa del terzo, chesarà quello della passione),uno per mano di Giovanni il Battezzatore e l’altro permano del Padre, con l’inviodello Spirito Santo. Col primo battesimo Gesù si rivela solidalecon l’uomo peccatore e conferma la missione, il compito di Giovanni come autentico inviato del Padre (un giorno Gesù rimprovererà alla classe dirigente il rifiuto di Giovanni Battista). Col secondo Battesimo viene rivelata la sua natura divina e quindi il suo rapporto di filiale col Padre.
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San Matteo nel racconto evangelico ci ha dato notizia di come sono andati i fatti: in quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per fars i battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo:“Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vienida me?”. Ma Gesù gli disse: “Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia”. Allora Giovanni acconsentì. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse: “Questi è il Figlio mioprediletto, nel quale mi sono compiaciuto”.[Matteo 3,13-17] Come è bella la dichiarazione d’amore uscita dal cuore del Padre “Questi è il Figlio mio,l’amato, in lui ho posto il mio compiacimento”. Queste parolerivelano il tipo di rapportotra Dio Padre e il suo Figlio fattosi uomo per amoree la nostra salvezza. Un rapporto che può fare da modelloal rapporto fra un padre e un figlio: io credo che padri efigli dovrebbero considerarecon molto interesse e attenzionele parole che Dio Padredice in rapporto a Gesù, perché esse rivelano comprensionee rispetto dei propriruoli, dialogo profondo, fiducia reciproca, fedeltà totale ai compiti. Come sarebbe bellose ogni padre potesse dire quelle parole ai propri figli equesti meritarsi quelle espressioni.Il rapporto padre-figlio è messo a dura prova oggi, edera inevitabile che accadessedopo essere stato distrutto quello tra marito e moglie. Questa è stata un’impresa in cui il diavolo (divisore) ha avuto notevole successo, provocando una serie di guai, disofferenze, avvelenando unadelle fonti più belle di gioiafamiliare, di equilibrio e di maturazione della persona.Ci sono padri la cui più profondasofferenza nella vita èdi essere rifiutati, o addirittura disprezzati dai figli per i quali hanno fatto tutto quello chepotevano fare. E ci sono figli la cui più profonda sofferenza e amarezza è di sentirsi incompresi,indesiderati o rifiutatidal padre, che in un momento di rabbia si sonosentiti dire dal proprio padre“Tu non sei mio figlio, ti rinnego”.Come ci può aiutare la fede in situazioni come queste?Quando nacque Giovanni Battista l’Angelo disse cheuno dei suoi compiti sarebbestato quello di “ricondurre icuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti”. Questo compito di Giovanni non è finito, ma lo continuaGesù mediante il suo Spirito d‘Amore. Se tutti tornassimo indietro, alla fonte, che forse abbiamo abbandonato, se i figli si decidessero ad imitare Gesù e tutti fossero animati dallo Spirito che “sana ogni ferita”, che contributo favoloso darebbero alla famiglia,che resta sempre l’ambito naturale e insostituibile della pace e della serenità, dove i padre gusterebbero la gioia di essere padri e i figli la gioia di essere figli. È vero! Nessuno può scegliere i propri genitori, e nessuno può scegliere i propri figli, ma dipende da noi scegliere se la propria famiglia debba essereun inferno o un paradiso. Un augurio voglio fare a tutti i papà (genitori): “che i vostri figli siano oggi la vostra gioia, un vanto come un fiore all’occhiello; un domani il vostro sostegno e il cielo la vostra corona. E ai figli che i vostri genitori siano oggi e domani il vostro punto di riferimento, i vostri veri maestri, il vostro modello e in cielo motivo di dire a Dio:<<grazie perché ci hai datoquesti genitori>>”.
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