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I “Tammurinari” di Ficarazzi

I ricordi si mischiano tra passato e presente. Quando era il tempo della Immacolata a Ficarazzi si faceva una grande festa che durava due settimane, il tempo che la Madonna, dalla Chiesa di San Girolamo, in processione per tutte le strade del paese, veniva portata alla Chiesa Madre di Santo Atanasio, qui stazionava una settimana, tra novene e preghiere ed una serie di piccole processioni serale da parte dei parrocchiani di Ficarazzelli, guardata a vista e poi la domenica successiva, anche se piovevano balatoni o c’era il terremoto; la Vara con l’Immacolata, tra le accecanti lampadine delle luminarie conzate per ogni strada, tra le nebbie dei fumi dei castagnari e dei semenzari barìoti, con al seguito la Banda Musicale di Villabate o del Mezzano, e tra la masculiata e i giochi di fuoco dei La Rosa (…sempre di Bagheria), seguita da tutto il paese vestito a festa con i robbi della domenica veniva riportata alla Chiesa di San Girolamo, sua  abituale dimora da circa cento anni, grazie alla lagnosìa dei Ficarazzoti che in una remota serata, dove per davvero cadevano balatoni al posto dell’acqua, lasciarono l’Immacolata con tutta la Vara nelle allora chiamate terre rosse (…mah, chissà perché…) e ritornarono a prendersela alla  scurdata, quando era passato troppo tempo, tanto che i parrocchiani di San Girolamo si tennero la Madonna e assicutaru coloro che erano venuti a riprendersela… ( la cuntano accussì…), e proprio in questi giorni di ottobre ricadono i festeggiamenti della Madonna del Rosario ed ha colpito e anche risvegliato tutti i ficarazzoti la tammurinata che si è sentita in diverse ore della giornata ad annunciare la Novena. Poi c’è stata la Processione e  i tammurinari avanzavano lentamente davanti alla Vara della Madonna, parata a festa con fiori e luci, accompagnando le preghiere e i canti sacri con il loro rullìo incessante.

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Battevano sui tamburi tempi tristi tra una marea di gente, tutta  raccolta e devota in silenzio, composta, lungo lo Stradone vuoto, finalmente, di macchine e camion, rinfrescato da una brezza che arrivava da mare che ha allontanato per tutta la serata quel veleno che gira in aria sempre e che tanto dolore ha causato nel  nostro paese. Prima di uscire dalla Chiesa, nel Vespro, durante la Messa, tutti i colori di Ficarazzi, delle nostre strade, del passato e di oggi, arrossati dal sole calante, che faceva acchianare dallo m’piciato la bassa foschia dell’afa, tornavano a riempire l’aria con i tammurinari di Ficarazzi che rullavano i loro tamburi, davanti il Sagrato, attorniati da numerosi picciriddi sorridenti, allegri, contenti e curiosi di assistere dal vivo alla tammurìata. Tammurìata suonata dai nostri tammurinari che oggi sono tornati a suonare per la Madonna, per mantenere viva una tradizione che viene  da lontano, quando il tammurìnaru era anche abbannìaturi, che girava armato di tamburo per le strade del paese per avvisare le ordinanze del Sindaco, per avvisare che “domani manca l’acqua”, che “…da Tatò a Porta c’è u bollito” e dopo il solito rullìo di tamburo si sentiva l’abbannìatuti che diceva:-“Sintiti, sintiti, sintiti, pi ordini du cumannu militari, putiti nesciri a inchirivi l’acqua…” erano gli anni cinquanta, erano i tempi di Salvatore Giuliano, un’altra Sicilia.

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A Ficarazzi, quando girava u tammurinaru era sempre assicutatu da ciurme di picciriddi scavusi, in canottiera, tutti nivuri e dai sorrisi tristi; uno dei Maestri tammurinari era Vincenzo Martorana, il padre di Ciruzzu u Finanziere, una brava persona, bassino, faccia sicula, piena di rughe bruciate dal sole, capelli ispidi, suonava per Ficarazzi; a Ficarazzelli era un’istituzione Pietro Macchiarella, detto Pitrinu u Curatulo, che per tanti anni apriva e seguiva con il suo tamburo le tante Processioni della Parrocchia di San Girolamo, insieme a suo fratello Filippo, che suona ancora e che ha fatto da traino, dandogli una mano ad un personaggio che in paese è molto conosciuto: Totò Bona, il simpatico fruttivendolo che ha il negozio accanto alla Posta, figlio della Buonanima di Masino e nipote dello storico personaggio Turiddu Bona. Totò Bona stanco di buttarsi a terra e rischiare le ossa tra i pali contro palloni aerei e attaccanti spigolosi, si è messo con grande passione a suonare il tamburo, rinnovando una tradizione che sembrava ormai tramontata con l’andata in pensione di Filippo. Invece Totò oggi è sicuramente il futuro dei tammurinari di Ficarazzi, perché sono già in tanti che seguono insieme a lui le lezioni di Tamburo presso i locali parrocchiali di San Girolamo e già si sono visti all’opera in parecchie Feste del nostro circondario, Bagheria, Aspra, Misilmeri, veramente un bel successo rinnovare, ritrovare, seguire, praticare una tradizione che si perde nella notte dei tempi. Ah, dimenticavo, Totò è talmente bravo ed appassionato che i tamburi se li costruisce da sé…

Giuseppe Morreale

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