L’armata brancaleone

I giocatori si muovono sul campo sconsacrato come paladini su uno sterminato e polveroso teatro dei pupi, il Martinetto un posto sospeso tra il cielo, azzurro azzurro, e il mare pulito e profumato di arca, dove il gioco del calcio somiglia a una danza, mentre la vita va avanti, i sogni pure, ma si rompono ben presto, prima sul pallone cripiato e n´sivato, poi di fronte agli errori e alle difficoltà di sempre. Attaccanti di “razza”, difensori “scarpara”, triangoli non riusciti, fasce e pressing non ancora nate, la diagonale, ma non quella militare, campanili che non sono quelli delle Chiese, di “piatto” che non è quello  dove si mangia, “dettare” il passaggio,  ma non a scuola, centrali che si chiamavano stopper, oggi il calcio trascina in un vortice senza fine, mentre l´Armata Brancaleone racconta una pagina di calcio, dove il calcio era divertimento, era qualcosa che non siamo riusciti a dimenticare, grazie a loro,grazie alle “magie” di quel moretto ficarazzoto che si chiamava Peppuccio Alcamo detto Amarildo, con lui la palla girava  “accarezzata”, mentre con Giovanni Saverino,la sfera si perdeva tra i libri; con  Franco Bisconti, “u dutturi”, faceva la barba al palo, mentre suo padre Turiddu la faceva ai clienti del Salone; volavano tra i pali sgangherati e arcuati Stefano Macchiarella Anzolin e Michele Militello, portieri coraggiosi, perduti tra le
nebbie del Nord; tentava di “rifinire” Filippo Lo Cascio, ma distruggeva tutto tra polvere e calcioni il simpatico Tanino
Morsicato; tra una fornata di pane e una scappata al martinetto i fratelli Martorana, l´allegrone Enzo e l”attendista” Emanuele, sempre in attesa del suo “centrali no” Bellanca;

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cercava insperate volate con contropiedi che finivano per impirugghiargli i piedi Pinuzzu Gagliardi, smarritosi nella “lontana” Casteldaccia”; anche Nino Giallombardo si prendeva pause tra uno “scatto”e un “allungo”; invece cercavano il disimpegno ma non lo trovavano mai tra le pietre del vecchio Camposanto Gaspare Angileri e Nicolò Raggio con buona pace dell´angelico Stefano Cuccio che si fermava in
mezzo al campo a guardare orgoglioso quella Armata Brancaleone che aveva allestito e che divertì un´estate, un´estate spensierata che restò scolpita nel cielo sopra il Martinetto.

di Giuseppe Morreale

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