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La Crocicchia piange….

“A sue eccellenza illustrissima Comandante capitaneria porto Palermo Calogero Santo Pietro”

Ficarazzi lì 12 giugno 1962.

Eccellenza il sottoscritto Carlo Pirrotta, fu Santo e fu Narbone Paolina, nato in Ficarazzi (prov. di Palermo) addì 22 di ottobre del 1930 e quivi residente in via Celsi 22, di professione contadino, potatore, desidera venire a conoscenza degli atti occorrenti per ottenere la concessione della spiaggia nominata “Fifillini” per uso turistico.

Gratissimo per la benigna attenzione che V.E. vorrà dedicare alla richiesta, si professa devot.mo

in fede Carlo Pirrotta

Paruzzo si fece scrivere la lettera da un picciotto allittrato che studiava dall’avvocato Dorino e tutto contento accese alla marina, da lontano si sentiva il rumoro degli operai: che abbattevano gli alberi; una ruspa, gialla, tutta arrugginita alzava la terra rossa, il tracciato della strada era stato segnato.

L’ingegnere Aiello di Bagheria, cappello in testa, sudato, giacca impolverata dava suggerimenti a degli operai che chiantavano paletti: stava nascendo la nuova litoranea, da Aspra a Ficarazzi, fino ni siciliana. Lo zio Filippo stava su una timpa quasi alla punta della trazzera di via mare, sotto di lui Nicola tistiava, Nardo tagliava i camion con il brecciolino che iavano e venivano, alzavano un grande provolazzo; Tanino cacciava serpi nivuri, u zu Giovanni in silenzio religioso pescava proprio sopra lo sbocco della fognatura, i muletti ammuccavano, al largo le colorate lance degli asparoti tiravano le reti, il mare era pescoso; sotto la balata chiana i rizzi si prendevano a certeddate, u pirata li vendeva alla cantoniera, si prima ci arrivavano.

 

“Io qua faccio un locale, una pizzeria e sopra i tavolini ci metto due belle ballerine e le faccio ballare, flamenco e rock e roll,  altro che… cubo, hanno il cubo e io ho il quadrato!” – Carruzzu, barba ispida, occhio magico, coppola storta, arrivato da poco: – Picchì, Filuppu, non porti le mutande! – lo zio Filuppo, sani come un nivuro: – Ma chi mutanni e mutanni, il quadrato matematico, Carrù sei un’ignorantoni! –

Ficarazzi lì 12 luglio 2002. Alle ore 20 tutti i tavolini erano sottosopra, la spiaggia era deserta, la gente se n’era acchianata da poco, gli ombrelloni erano chiusi, le sdraio erano accatastate come sacchi di sale, il bancone del bar era vuoto, la musica non suonava, tutto silenzio, strano, ma nuvole grigie, tutta la banda, con don Atanasio in testa, All’altezza della foce, sopra quasi al minigolf, la sorpresa fu tale che stavano scoppando a terra.

Don Atanasio chiamò vicino a se Lillo e chiese lumi, Carruzzu al solito si immischiò e rispose che loro non avevano bisogno manco di cannile perchè dove stavano loro c’era sempre luce, anzi, troppa luce, non scurava mai! Lo zio Filippo ricominciò a sartiare e Turiddo lo calmò. – Carro, ci stai rompendo le cabbasisi, statti mutu che fai danno, come quando hai domandato la concessione dei fifillini e a mia non mi hanno dato la licenza per tanti anni, tutta colpa tua, dovevi chiedere la concessione dei crastonelli, li stavi bene! –

Da una macchina ferma su un curvone davanti la chiesa a mare arrivavano le note di una canzone che era tutto un programma “si è spento il sole, chi l’ha spento sei tu…il mare si era ingrossato, le onde bianche si alzavano e si schiantavano stanche sulla sabbia scura e sui ciotoli bianchi, alcuni gabbiani volavano bassi, la bandiera sul trespolo del bambino segnava rosso. Le pedane, le ampie pedane calpestate dai piedi nudi, da sandali, da giapponesi, zoccoli e tacchi a spillo, erano desolatamente vuote; folate di libeccio facevano svolazzare cartelloni con scritto su: stasera ballo latino americano, pasta al forno su ordinazione.

Il tempo volge al brutto, l’acqua delle piscine dei bimbi è ferma, gli stand che la sera facevano tanta “fiera” sono chiusi, le luci sono spente. Io lo dicevo che era troppo bello, ci eravamo troppo riminizzati, in ritardo ma anche qui era sbarcato il vivere di notte. Ficarazzi ha dormito troppo tempo, ma ora picchì…!? Il pulmino che porta i ragazzi handicappati che ha trovato ampi consensi e ha fatto felice un gruppo di ragazzi è chiuso in un angolo dello scivolo, oggi è fermo; la voglia di mandare tutto a rotoli è tanta, ma è tanta anche la voglia di lottare, di continuare, di rialzarsi e ridare al popolo ficarazzese l’estate che tutti vogliono. “Andrea hai visto, pure il parcheggio hanno fatto, ma l’hanno fatto chiudere subito! “Caro Giovanni il sole quannu affaccia, affaccia pi tutti, hai visto, grazie ai nostri picciotti travagghia pure Angiluzzo! “Ma chi Angiluzzo, quello ha vent’anni che non ha più il locale! Le macchine passano lentamente, gli sguardi cadono sul silenzioso, teatro marino, si procede a passo d’uomo.

Sulle balaustre i nostalgici osservano le ombre della sera che calano tra il vuoto, fa impressione quel deserto! Tutta colpa del bisinniss, tutti vogliono mangiare, e i piccioli fanno venire la vista all’orbo”. “Ma picchì non rimaneva come quando avevano cominciato: un chioschetto, una passerella che tremava, quattro sedie, un tavolino, amaretti e la birra aggritta aggritta tra Ninuzzo e Tommy, Rosario e l’ombrellone con l’offerta libera”.

“Se io fossi ancora sindaco, Lillo scrivi, darei in concessione i Fifillini, la foce, i Crastonelli, tutta la costa, diamo licenze a pizzerie, a parcheggi, a giochi, a giostre, Filippo riapriamo la più buona pizzeria della litoranea; Andrea armiamo casotti come a Riccione; Bartolo contattiamo a Totò e facciamo cabaret, vedi se c’è Fred Buscaglione e gli facciamo fare una bella serata alla Crocicchia, perchè “sei piccola, piccola, piccola così!” Insomma basta coi pregiudizi, coi luoghi comuni, coi pensieri, cancelli su Ficarazzi, paese poco indipendente, poco vivo, scacciamo i fantasmi dell’immobilismo, della disoccupazione, facciamo vivere il PRG, facciamo rientrare i nostri figli dal nord, rivogliamo i bastardoni, facciamo uscire “controcorrente”, rifondiamo la squadra di calcio, facciamo pubblicità al nostro pane, ai nostri sfincioni, facciamo uscire il Crocifisso a Sant’Atanasio, chiudiamo lo stradone, facciamo i giochi d’artificio…dimenticavo, riapriamo i quattro ciocchi e che padre Pio (padre Passamonte mi permetta) c’è la mandi buona. Hai scritto Lillo, si, bene, quando ha tempo leggi (detto sottovoce).

Articolo di Giuseppe Morreale

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