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La Giovane Iter: Requiem per un campo

Caro vecchio Martinetto, camposanto sconsacrato dove le domeniche estive erano battaglie di sudore e polvere guardando il mare, qui tutti per un pomeriggio eravamo campioni e sognavamo San Siro e l’Olimpico, il Milan, la Juve e l’Inter, il Palermo lo guardavamo affruntusi. Qui Totò Lo Cascio, il fornaio della Melchiorre, diventò “Sbardella”, io Sivori, Calogero Aurilio Stacchini, Filippo Realbuto Pelè, Ino Mezzatesta Jair, Stefano Macchiarella Anzolin e via via tutti gli altri. Qui i pali e le traverse erano storti e arcuati, su queste pietre Bastiano fischiava i rigori  “addabbannà” e buttava fuori dal campo come se fosse un dittatore, altro che Moggi, qui comandava lui…

    

Le linee del campo si segnavano con sacchi di quacina, ad alcuni ci pareva cocaina, bianca e pura, ma quando soffiava il Maestrale bruciavano gli occhi. Questo terreno fu bagnato una sola volta, una domenica d’agosto, dall’unica autobotte del Comune di Ficarazzi, che non si sa come fu spirìu nò palluni. Su questo terreno si inciampava, si truppicava su ossa che spuntavano da sottoterra. Su questo terreno quando Giovanni Clemente si tramutava di faccia i picciriddi si scantavanu. La notte su questo terreno si giocano partite sotto la luce della luna china, i fantasmi dei giocatori contro i fantasmi dei morti che furono “inquietati” quando il Camposanto “mangiato” dal mare fu sconsacrato e ogni tanto
la mattina spuntava la rete delle porte bucate, la leggenda diceva che erano le cannonate dei giocatori di quei tempi passati.

   

Era l’unico campo dove l’erba non seccava mai, per forza, non ce ne cresceva! Poi un bel giorno qualche politico lo trasformò in due campetti da calcetto e in uno da tennis, tanto, dicevano, dei fessi stanno costruendo quello grande… Morale della favola, il Campo Grande morì appena  nacque, tra denunce di lettere anonime, il campo da tennis se lo mangiò il mare e la salsedine, come il Camposanto, e i campi di calcetto sono diventati una succursale del traumatologico, per quante fratture procura. Ah quante cadute su quella pietraia, ginocchia e gomiti scorticati, graffiati, ma bastava la polvere sacra del Martinetto e l’aria frizzantina del mare e si ripigliava a correre come se niente fosse successo, anche questo era il Martinetto!

[box size=”large” style=”rounded”]La “Giovane Inter” (nella foto) In piedi da sinistra: il dirigente De Rago Pinuzzu “u coreano”- Cacciatore Rosario – Angileri Giovanni – Greco Salvatore Bona Franco – Aurilio Francesco. accosciati: Cacciatore Placido, Nino Cianciolo, Plescia, Lo Cascio Agostino, Lo Cascio Masetto. Sullo sfondo Tanino Cianciolo detto “a Cina” e la “Sipala del Martinetto”[/box]

Articolo di Giuseppe Morreale

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