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La memoria degli “altri”

Avrei dovuto continuare l’articolo sulle “foibe”, pubblicato sul nr.202 di “Controcorrente se, sfogliando il libro di
Giampaolo Pansa, , non mi fosse capitato di leggere le parole del nostro Presidente della Repubblica sulla Resistenza; parole che mi hanno indotto a cambiare argomento, senza nemmeno accorgermene. Ma tornerò a parlare della tragedia degi italiani che vivevano nelle tormentate zone del nostro confine orientale. Il nostro Presidente della Repubblica, leggendo alla Camera il suo messaggio d’insediamento,ebbe a dire:<> ed ancora: <>. Dice Pansa: <>. Le parole del Capo dello Stato potrebbero,in sintesi,voler dire che: Il 25 aprile e la Resistenza potrebbero rappresentare il giorno e l’avvenimento in cui gli italiani possano ritrovarsi, riconoscersi e divenire la “Memoria condivisa”. E’ possibile? Secondo il Presidente Giorgio Napolitano,il cui desiderio di pacificazione e di concordia è, senza alcun dubbio, sincero, è possibile. Dice infatti:<>.

L’appartenenza politica non mi ha mai impedito di guardare con rispetto tutti coloro che hanno sostenuto e sostengono idee diverse.

Chi ama la propria libertà di manifestare quello che pensa, non può non considerare e rispettare la stessa libertà degli altri di esprimere il proprio pensiero, senza la preoccupazione che qualcuno possa impedirlo. Ancora maggiore è il rispetto per coloro che, per difendere la libertà ed i propri ideali hanno rischiato persecuzioni, carceri ed anche la morte. Quindi, il doveroso omaggio e rispetto per i combattenti e i caduti della Resistenza, anche per coloro che, combattendo contro la dittatura fascista, non pensavano di sostituirla con la democrazia e la libertà, ma con un’altra dittatura, come quella comunista che, come l’esperienza sovietica e quella cinese avevano già
dimostrato, era tutt’altro che democrazia e libertà, ma che, per tanti onesti lavoratori e tanti giovani, rappresentavano e significavano giustizia sociale, uguaglianza, riscatto del proletariato: era il loro ideale, per il quale avevano combattuto e per il quale erano anche morti.

Ora,mi chiedo perchè non si possa dire la stessa cosa dei giovani che, quando le sorti della guerra apparivano ormai segnate a favore del fronte avverso, si schierarono dalla parte opposta, convinti di fare il loro dovere verso la Patria, per l’onore dell’Italia, per “lavare” l’onta del “voltafaccia” dell’8 settembre 1943, per non tradire tutti quegli italiani che, dall’inizio della maledetta guerra, erano caduti combattendo contro gli anglo-americani e coloro, tanti, bambini, donne, giovani e anziani, ch’erano morti tra le macerie delle nostre città devastate dai duri, indiscriminati bombardamenti “a tappeto” degli stessi anglo-americani che, il giorno dopo quell’infausto 8 settembre, magari qualche giorno, o qualche ora dopo uno di quei micidiali bombardamenti, con distruzioni morti e feriti,
avremmo dovuto considerare nostri amici.

Quei giovani e giovanissimi, si schierarono dalla parte opposta, quella perdente: non scapparono, non si nascosero. Anche loro avevano degli ideali, nei quali credevano, per i quali si erano schierati, per i quali avevano combattuto e per i quali, soprattutto l’ideale della Patria, dell’Italia, erano anche caduti. Mi domando: quando il 25 aprile le autorità politiche e militari si recano nei cimiteri, per rendere il doveroso omaggio ai caduti della Resistenza, se nello stesso cimitero, per esempio quello di Milano dov’è sepolto,credo, la Medaglia d’oro e cieco di guerra Carlo Borsani, cosa fanno? Rendono omaggio anche a lui? Non credo. Ed allora,Signor Presidente com’è possibile superare vecchie laceranti divisioni? Com’è possibile senza superare vecchie laceranti divisioni,considerare il 25 aprile come il giorno nel quale gli italiani possano ritrovarsi e riconoscere la Resistenza come la “Memoria condivisa”? Com’è possibile ritrovarsi nel riconoscimento del significato e del decisivo apporto della Resistenza? Signor Presidente, crede sia possibile? Così com’è nata, si è svolta, è stata interpretata e com’è stata utilizzata, appare difficile, se non impossibile considerare la Resistenza un valore condiviso.

Sarebbe, invece, forse, possibile accettare e rispettare la “Memoria” degli altri, anche senza farla propria. Rendere cioè possibile che gli uni abbiano una “Memoria” non condivisa che gli altri, però, debbano rispettare. Ma tutti, in ogni caso, uniti nel nome e negli interessi superiori della Patria. Non so se quanto anzi
espresso abbia una logica: forse non ce l’ha. Pazienza: ormai l’ho scritto. Come ci si può ritrovare nel significato della Resistenza, senza ignorare zone d’ombra, eccessi e aberrazioni? Com’è possibile che le aspirazioni e i desideri del Signor Presidente si relizzino e diventino patrimonio comune, se un giornalista (non parlo del fascista Giorgio Pisanò) antifascista e di sinistra come Giampaolo Pansa, non possa presentare pubblicamente i suoi libri che raccontano degli eccessi e delle aberrazioni della Resistenza,perchè gli viene
impedito,guarda un po’,da antifascisti e di sinistra,e deve essere protetto dalla polizia per poterlo fare? E se da parte dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), degli intellettuali,storici e scrittori di sinistra, parte la consueta e logora accusa di volgare e provocatorio revisionismo nei confronti di Pansa e rivedere qualcosa delle “loro verità?”. Ed ancora,com’è possibile ritrovarsi nel significato della Resistena, sensa ignorare zone d’ombra, eccessi e aberrazioni, se si…consiglia a Pansa di evitare che la sua …cronaca si trascini sino alla delegittimazione della Resistenza? Quindi, dire la verità sulla Resistenza significa delegittimarla? Guai a chi tocca la Resistenza? Coloro i quali chiedono che la Resistenza diventi il valore condiviso devono eliminare le zone d’ombra e ammettere la responsabilità della Resistenza, o di una parte di essa, negli eccessi e nelle aberrazioni.

Un altro chiarimento si rende necessario: devo manifestare la non condivisione delle parole <<…sul riconoscimento del decisivo apporto della Resistenza>>. Infatti, che l’esercito alleato, inglesi e americani, abbia vinto la guerra contro Germania e Italia, per l’apporto determinante dei partigiani, cioè che senza i partigiani gli inglesi e gli americani avrebbero perduto la guerra sul fronte italiano, mi sembra alquanto esagerato e molto lontano dalla realta: la volontà, l’impegno e il sacrificio dei partigiani, in nessun modo avrebbero potuto cambiare le sorti della guerra sul fronte italiano. Di pacificazione fra ex partigiani ed ex
combattenti della RSI (Repubblica Sociale Italiana), se n’era parlato diversi anni fa, ma si era limitato solo a qualche tentativo. L’infausto e drammatico 8 settembre 1943, considerato anche come il giorno della morte della Patria, aveva diviso persino gli amici, i compagni di lavoro, di scuola, di università ed anche le famiglie. Ma i tentativi di pacificazione non era facile che andassero in porto, anche, o soprattutto, perchè c’erano sicuramente, e ci sono ancora oggi, i nostalgici della guerra civile e certi gruppi politici, che avevano ed hanno bisogno della divisione e dell’odio tra gli italiani, cioè di odio su cui, ad ogni ricorrenza, per esempio, di strage nazifascista, e quindi per sempre, speculare e quindi continuare ad avere nemici da odiare e qualcuno o qualcosa sempre contro. Altro che che pacificazione e memoria condivisa! Una speranza di pacificazione potrebbe esserci, però a una condizione: che la sinistra abbia il coraggio di fare i conti col proprio passato.

La sinistra deve smetterla con la presunzione, non più sostenibile della superiorità della propria dottrina e della propria storia. Limitandoci a parlare della guerra civile nell’Italia del Nord, compresa ovviamente la zona orientale, ci si domanda del perchè, gli esponenti della Resistenza, che certamente erano a conoscenza delle zone d’ombra, degli eccessi e delle aberrazioni, di cui parla il Signor Presidente, sono rimasti zitti. Non hanno avuto e non hanno il coraggio di ammetterli e di assumersene la responsabilità, limitandosi, qualche volta, a balbettare, e spesso continuando a negare i fatti. Capisco che non sia facile parlare degli scheletri nei propri armadi. Scheletri che parlano di violenze, sevizie, eccidi, assassinii, eccessi, aberrazioni, foibe, pulizia etnica. Però,nonostante certe responsabilità della Resistenza nessuno parla,e ci si comporta come se nulla fosse accaduto di negativo, continuando a scaricare sui fascisti tutto il peggio verificatosi.

Del fascismo è stato detto tutto, o quasi, e di questo tutto è stato considerato male assoluto tutto. In verità io non sono convinto che il fascismo sia il male e l’antifascmismo il bene, nè viceversa. Al termine del presente articolo mi preme dire
qualcosa su un problema che, dal mio punto di vista, riveste una considerevole importanza. Quando si accenna alla “Guerra Civile”, si sente spesso parlare di morti dalla parte giusta e di morti dalla parte sbagliata. Certo, la mia opinione conta un bel niente. Però, mi scusino le tante illustri personlità istituzionali e politiche che discriminano, cioè trattano in modo diverso, i morti, in quelle di serie A (la parte giusta e vincente) e in quelle di serie B (la parte sbagliata e perdente). Per me discriminare i morti, dopo averli discriminati in vita, a seconda se siano caduti o assassinati da una parte piuttosto che dall’altra e, come minimo, profondamente ingiusto. I morti sono tutti uguali. E sono uguali, sia che abbiano perduto sia che abbiano vinto. Coloro che hanno erduto e coloro che hanno vinto meritano tutti lo stesso rispetto in quanto, in quell’infausto 8 settembre 1943, avevano scelto e si erano schierate in purità di intenti, convinte di farlo dalla parte giusta e per il bene della patria. Sono anche convinto che gli stessi morti, proprio quelli che si erano combattuti e si erano affrontati duramente, ch’erano caduti combattendo,che si erano odiati, penso che gli stessi morti direbbero ai terreni: << Se in un momento alquanto triste per la nostra Patria e, avendo come unica e suprema aspirazione il bene dell’Italia,se ci siamo trovati nelle condizioni di dover fare una scelta, se ci siamo schierati dalla parte risultata vincente o da quella risultata perdente, se siamo morti dalla parte vincente o dalla parte perdente non ci potete dividere in buoni e cattivi, in migliori e peggiori,in morti di serie A e in morti di serie B.

Non potete e non dovete farlo. Noi ci siamo riconciliati. Abbiamo smesso di odiarci. Abbiamo ammesso gli eccessi e le aberrazioni senza lasciare zone d’ombra (parole del presidente Giorgio Napolitano). Noi abbiamo fatto i conti col passato. E voi? Vi manca il coraggio di farlo o forse avete bisogno del permanere delel zone d’ombra, degli eccessi e delle aberrazioni e, quindi di rinnovare dolori e odi, per giustificare la vostra presenza politica? O forse per tutti e due i motivi?>>

Ciccio Tralongo

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