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La regione, il presidente, ed il gioco delle tre carte

Chi ha avuto la possibilità di ascoltare lo storico intervento del presidente della regione siciliana, Raffaele Lombardo, nell’incontro con una delegazione di operatori, sindacalisti e, pensiamo, dirigenti del Coinres, una domanda alla fine penso se la sarà fatta: Ma se la situazione è quella enunciata dal presidente, perché ci sono voluti 10 anni per essere illuminati dalla realtà? Per chi invece si è perso l’occasione e non ha ascoltato un “comizio”, che rimarrà nella storia, possiamo far sapere, ammesso che abbiamo capito bene, che i conti (entrata/uscita) sono da brividi. Se tutti i cittadini del consorzio (una ventina di comuni compreso Ficarazzi) pagassero la Tarsu non si raggiungerebbe nemmeno il 50% del costo del servizio. Se pensate che la tassa non è proprio pagata da tutti ma da una percentuale non certo da alta classifica fatevi un po’ i conti in dieci anni che deficit è stato raggiunto.

E qui il colpo di scena del presidente che tra applausi e cori da stadio ha tuonato: “i soldi che occorrono li prenderemo dalle anticipazioni che la Regione deve ai comuni – probabilmente anche quelli che servono per pagare gli stipendi ai dipendenti comunali – e se il resto i sindaci non li cacciano fuori saranno destituiti”. Quindi da questo punto di vista il problema Coinres è burocraticamente risolto e qui, aggiungiamo noi, visto che a pagare saranno altri e non la regione, che ha creato il carrozzone Coinres, ecco sbucare dal cilindro del nostro presidente altri tre commissari che, miracolosamente, non sostituiscono quelli che già ci sono ma vengono “sommati” al folto gruppo di dirigenti presenti da tempo, del resto milione più o milione meno a questi livelli che importanza può avere?

E tutti coloro che sono, a diverso titolo, coinvolti in questo vortice in cui non si vede il fondo cosa fanno? Molto semplice, verranno (o lo sono già) inglobati in un meccanismo che somiglia al classico gioco delle tre carte, solo che in quel gioco due carte perdono ed una vince, qui, per come si metteranno (o si sono messe già da tempo) probabilmente le cose, perderanno sempre tutte e tre le carte in gioco.

      

Una di queste carte rappresenterà gli operatori del coinres, per intenderci quelli che effettivamente lavorano e che hanno il sacrosanto diritto al lavoro e a ricevere uno stipendio tranquillo ogni mese (e qui ci metto anche i temporary). Nella seconda carta mettiamoci i cittadini dei comuni consorziati e nella terza i sindaci da destituire secondo gli infuocati strali dell’amato presidente catanese.

E qui provate ad immaginare una mano esperta che gira velocemente le carte “questa vince, questa perde, questa perde e questa vince” solo che alla fine non vince nessuno, vince soltanto il cartante che giustificherà di volta in volta il risultato negativo additando le colpe della sconfitta di ogni singola carta alle altre due. In questo modo il gioco durerà all’infinito ed ogni componente rappresentato nelle carte sarà istigato a prendersela sempre e comunque contro gli altri e mai contro il cartante che ha tutto l’interesse, assieme ai comparielli, a far durare il gioco il più a lungo possibile.

L’editoriale di Michele Manna

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