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La squadra di radio Ficarazzi Centrale

Era lì che diventavi giocatore, beh, diciamo mezzo giocatore… Con una rovesciata, cadendo sul brecciolino rischiavi di comprometterti il  destino e con un tunnel entravi nel futuro. Al Martinetto, davanti il mare, all’orizzonte quasi ammucciato da un velo di foschia smummicato dal caldo il Montepellegrino e la lunga mano della montagna di Aspra, era lì che giocavano tutti quelli che potevano assicutare un pallone e non importava tanto e a nessuno di loro quando qualcuno sfotteva e col sorrisino stretto diceva “sei scarso”, “non hai fantasia”, “ma comu curri?”.

Si scendeva al Martinetto per “sognare”, non per prendere il sole, per quello c’era la Crocicchia, quello era la “scuola di strada”, per ricchi e poveri, a cultura chilometro zero. Bastava scendere al Martinetto, correre, divertirsi palleggiando, quanti palleggi, oggi non sa palleggiare più nessuno, sentirsi Mazzola o Rivera, si diventava tutti Pelè, “os reis do futebol” e qualche scarparo sorrideva felice, mentre qualche somaro andava in porta, tutti volevano segnare un gol.

    

Non è un caso che tutti i campioni di Ficarazzi sono nati lì, lì hanno imparato a difendere e attaccare, a sbarrussiare e a farsi crescere i scagghiuna. Il Martinetto come scuola di vita, come un passatempo, un gol ed eri felice, una corsa col cuore in gola ed eri libero e selvaggio, si giocava sempre e gratis. Tutto scorre, tutto passa, tutto cambia, anche i sogni che non rimbalzano come i palloni. Il pallone di cuoio, scuro, era duro e faceva male, lasciava rossore in fronte, come fa male cancellare una tradizione che ha scritto una pagina incancellabile nella storia di Ficarazzi. Martinetto e compito: come giocare in difesa nel ruolo di libero, firmato Peppuccio Greco, oggi geometra del Comune; tentava di volare nell’azzurro macchiato dal pallone, parato da Michele Greco, infermiere in pensione; marcava stretto l’uomo, senza concedergli spazio, Lanza Luigi, Maresciallo dei Carabinieri; leggeva bene la partita, Ninni Arena, avvocato; registrava la difesa, Pippo Fontana, “James Hill”; voleva sempre il 10 sulle spalle ma era un pò lento, Pino Bellanca, funzionario multinazionale; sapeva fare il portiere ma tentava di giocare anche altrove, Dino Prestigiacomo, direttore residence; giocava sempre col capello perfetto, Pino Aurilio, impiegato; correva, scattava, ma di metri ne faceva poco, Maurizio Galifi, impiegato; gregario modesto ma ottimo salumiere, Nicolino Ribera; instancabile, marcava l’uomo più forte, astuzia e perseveranza, segnava pure qualche gol, Michele Manna, Radio Ficarazzi Centrale era “Lui”, ma era anche questa simpatica banda di ragazzi che crescendo hanno detto anche la loro, affermandosi nella vita con serietà e onestà.

[toggle title_open=”Chiudi” title_closed=”Nella foto si riconoscono” hide=”yes” border=”yes” style=”default” excerpt_length=”0″ read_more_text=”Read More” read_less_text=”Read Less” include_excerpt_html=”no”]da sinistra in piedi:
Il dirigente benedetto Guglielmo; Pino Bellanca;
Peppuccio Greco; Ninni Arena; Pippo Fontana;
Maurizio Galifi;
Accosciati:
Michele Greco;Lanza Luigi; Ribera Nicola; Dino Prestigiacomo;Michele Manna;
Pino Aurilio[/toggle]

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