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L’ardicola: il mondo è ormai dei cellulari

Non capisco più tutto quello che ci succede intorno, ho notato con sgomento che tutti, dico tutti, per strada, in auto, sui mezzi pubblici, in bici, sulla moto, a piedi, tutti hanno la testa sul cellulare e i loro occhi non si staccano mai dall’apparecchio. Lo uso anch’io il cellulare, ma quando serve.

La gente, ma soprattutto i giovani non vede nulla di quello che ha intorno, alberi, mare, persone, vetrine, fi ori, disabili a cui rapportarsi, un mucchio di cose su cui rifl ettere o intervenire, partecipare. Che ne sarà della loro vita, della loro cultura, della loro maturazione? Si isolano in un mondo fatuo che li esclude dal mondo reale in cui devono vivere. Mai ho visto una mania collettiva per il cellulare come qui da noi, poi fanno ridere con quel loro linguaggio degli sms, “tvb”, kane per cane, “x” al posto di per, ecc, ecc.

Sono ridicoli, ma dove guardano questi che guardano sempre in un video, in un palmare, sullo schermo di un cellulare? Continuando così perderanno i contatti con tutti coloro che hanno ancora la sensibilità di guardare in giro, di guardare in faccia la gente come si faceva una volta, perderanno la parola con i loro simili, non sapranno dialogare, imbastire un discorso, ridere su una battuta, raccontare un film, ci sarà una frattura e una separazione tra il loro mondo e il nostro, non è questo il progresso che tutti volevamo e che invece ci sta portando a perdere i contatti con i nostri simili e verso una perdita di valori, di identità, di rispetto.

Non ci si parla attraverso un piccolo quadrato oscuro ma si parla guardandoci in faccia, le emozioni, le gioie, i dolori, il sapere, tutto nasce tra il rapporto vivo, reale, stando tra le persone, invece di farci progredire, questa specie di progresso accelerato ci sta riportando indietro, peccato, non sanno tutto quello che perdono…

Articolo di Giuseppe Morreale

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