L’omelia del Card. Romeo per il Festino di Santa Rosalia

1. La liturgia eucaristica che oggi, per consuetudine, l’Arcivescovo viene a celebrare al Palazzo di Città, anticipa la grande festa che, tra qualche giorno, Palermo vivrà nel ricordo del ritrovamento delle reliquie di Santa Rosalia.

Tra due giorni, nella solenne processione cittadina per il Cassaro, la Patrona farà un “bagno di folla” orante e gioiosa. Ma oggi Santa Rosalia incontra in modo – direi – quasi riservato (ma non per questo meno efficace) gli Amministratori della cosa pubblica.

Per questo, la presenza delle massime Autorità cittadine, proprio nel cuore amministrativo del servizio ai palermitani, ci consente di invocare la protezione della nostra Santuzza su quanti – a vario titolo – svolgono il necessario servizio al bene comune, che non è altro che il bene di tutti e singoli i cittadini.

2. L’orazione colletta, con la quale abbiamo aperto questa celebra-zione, ci ha fatto pregare così: “O Dio… donaci… di crescere come tempio vivo dello Spirito per risorgere con Cristo a vita nuova”. Questa è una ri-chiesta forte: Signore, donaci di “crescere”, di andare avanti, cioè, di non fermarci, di progredire.

In che cosa? Nella verità e nell’amore, nella giustizia e nella pace, nell’aiuto e nella comprensione reciproca, nella convivenza civile e rispet-tosa… Tutti elementi ed obiettivi che suggeriscono una cosa essenziale: o

si cresce insieme, nella comunione e nel mutuo sostegno, o non si cresce affatto!

Ecco perché, la preghiera ha continuato: “Donaci di crescere come tempio…”, cioè come una costruzione fatta di tante pietre, tutte diverse ma tutte importanti (anzi essenziali!), ciascuno per la sua parte e la sua funzio-ne. Pietre tutte cementate insieme, legate reciprocamente fra loro.

Da una parte il “crescere insieme” è un dono che invochiamo da Dio. Dall’altra non possiamo dimenticare che questo “crescere insieme” è anche frutto di un impegno personale, ad ogni livello, per le competenze che a ciascuno sono state affidate, in sede pubblica e amministrativa, come pure in ambito personale e privato.

Permettetemi di andare un po’ oltre con il simbolismo… Questi so-no i giorni in cui commemoriamo l’anniversario del ritrovamento del corpo della Vergine Rosalia, un corpo che – dopo secoli – ha salvato miracolosa-mente Palermo dalla peste. Proprio in questi giorni invochiamo da Dio il dono di essere noi tutti “più corpo”, cioè più uniti e solidali, e ci impegna-mo ad essere tutti più motivati nei confronti degli interessi della collettività, più convergenti nelle forze da porre in campo per la costruzione e il progresso di una autentica civiltà dell’amore.

Questo “essere corpo”, questo “essere tempio” è ciò che può dare speranza di salvezza dalle tante pesti, antiche e nuove, che Palermo conti-nua a vivere con sofferenza e – spesso – con la triste tentazione della rasse-gnazione, che, purtroppo, si insinua ad ogni livello, e – Dio non voglia – con la rabbia dell’impotenza.

 

3. Non basta però tutto questo! L’orazione colletta specifica ulteriormente: “Donaci di crescere come tempio vivo dello Spirito per risorgere con Cristo a vita nuova”. Questa convergenza di intenti e di energie, di risorse e prospettive, non può bypassare l’orizzonte del primato di Dio nel-la vita dell’uomo. Invochiamo, cioè, di accogliere il dono dello Spirito. Chiediamo di crescere nell’imitazione del Cristo di cui ci diciamo discepoli, cristiani appunto.

Ogni sforzo comune deve, quindi, alimentarsi di questa speranza: in Cristo Gesù l’uomo è chiamato a risorgere a vita nuova! È chiamato – appunto – a tagliare con il peccato, con ogni forma di compromesso con la violenza e col male, con l’ingiustizia e la sopraffazione che sono frutto di logiche di interesse personali e di egoismi inveterati e diffusi ad ogni livello di ceto e di funzione.

Nella sua scelta radicale, Rosalia ha voluto indicare con tratto sicu-ro e deciso, che Dio non è semplicemente un orizzonte opzionale nella vita dell’uomo, ma che è una Persona capace di orientare l’esistenza di ciascuno per renderla un’esistenza “risorta”, anticipo della vita eterna, ricchezza di speranza e pace.

Ha voluto evitare di impantanarsi nelle logiche del mondo, spesso antica e moderna “spazzatura”, per dirla alla maniera di San Paolo, e ha preferito guardare alla sua vita di amicizia con Dio, autentico tesoro con il quale guadagnare pace e felicità. Ecco perché, nella confidenza di questo Palazzo di Città, la Santuzza, chiama oggi tutti noi a ribadire la nostra vo-lontà di servire Palermo per garantire ad ogni cittadino le condizioni di un sereno sviluppo nel bene comune.

Ma ci richiama anche! E ci fa notare che questo “crescere” deve es-sere ordinato all’interno di un rapporto di fede da riscoprire e rafforzare, e di un impegno di santità personale da perseguire e far giungere – come “a cascata” – nelle scelte che abbiamo il dovere di operare per la nostra Città.

 

4. Crescere si può! Ma solo se rendiamo a Dio ciò che è di Dio, ciò che da sempre è stato di Dio, ossia l’immagine dell’uomo nella sua piena dignità, nel rispetto della vita, dal suo nascere al suo spegnersi naturale, nel rispetto anche delle sue condizioni di vita, oltre ogni abbrutimento dovuto a ingiustizia, abbandono, povertà.

In questo momento storico segnato da una crisi economica che attraversa anche la nostra Città, non possiamo non renderci conto che a pagare il prezzo più alto sono le fasce di popolazione meno abbienti, quelle se-gnate drammaticamente dalla crescente disoccupazione e da una vera e propria emergenza abitativa che va esplodendo sempre più.

Condizioni di incertezza che impediscono – soprattutto alle nuove generazioni – uno sguardo sereno e pieno di speranza sul loro avvenire e sulla legittima realizzazione di una famiglia.

Ferrei ingranaggi consumistici sviluppano grandi economie e alimentano forti poli finanziari, ma non consentono di creare opportunità di occupazione e migliori condizioni di vita e di futuro.

Circa la piaga della disoccupazione faccio eco delle parole di Papa Francesco nel corso della sua recente visita in Molise: “Non possiamo ras-segnarci a perdere tutta una generazione di giovani che non hanno la forte dignità del lavoro! Il lavoro ci dà dignità, e tutti noi dobbiamo fare il pos-sibile perché non si perda una generazione di giovani. Sviluppare la nostra creatività, perché i giovani sentano la gioia della dignità che viene dal lavoro. Una generazione senza lavoro è una sconfitta futura per la patria e per l’umanità. Dobbiamo lottare contro questo. E aiutarci gli uni gli altri a trovare una via di soluzione, di aiuto, di solidarietà”.

Non possiamo chiudere gli occhi! E non possiamo accontentarci di palliativi che non mettono mano a soluzioni concrete: serve un modo di amministrare illuminato e pieno di speranza, per operare fattivamente al servizio del bene comune, senza sconti né perdite di tempo.

5. Carissimi! Dio affida questa opera di felicità e di bene alla nostra azione guidata dalla Parola che ascoltiamo e viviamo. Non c’è perciò altro modo di costruire il suo Regno, se non con l’impegno di fede e di vita che abbiamo la possibilità e il dovere di abbracciare.

Questo è quello che fece Rosalia, divenendo strumento di santificazione per quanti a lei si rivolgevano, andando a trovarla ancora in vita nel suo eremo, sul Monte Pellegrino.

Questo è quanto continuò a fare passando per le vie della Città quattro secoli dopo, e riportando a Palermo la testimonianza della sua santi-tà e la potenza della sua intercessione.

Questo è quanto invochiamo che continui a fare intercedendo per noi nella quotidianità del nostro tempo, nelle giornate che tutti – amministratori e cittadini – siamo chiamati a vivere edificandoci “come tempio vivo dello Spirito Santo” e protesi verso la meta della bellezza della nostra esistenza “risorta con Cristo a vita nuova”.

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