Montepaschi e la politica. Quando a pagare sono i cittadini.

Se Bankitalia avesse controllato il Monte dei Paschi di Siena come Guardia di Finanza, Asl e forestali controllano le piccole imprese italiane, la banca sarebbe fallita da un secolo. Bilanci, revisori, sindaci e controcavoli e poi si scopre che hanno fatto un buco da 750 milioni per un derivato nascosto in una cassaforte, che per sei mesi non è stata aperta da nessuno. Da Paese dei Balocchi.

La questione Mussari è ormai conosciuta. L’avvocato, militante del Pci, ex presidente della Fondazione proprietaria del Monte dei Paschi di Siena poi finito direttamente nella banca, si è dimesso dalla Confindustria del Credito, l’Abi. A causa di alcune pesanti ombre che hanno riguardato la sua gestione della banca e in particolare per alcuni derivati che avrebbe stipulato a copertura di perdite e che non sarebbero stati adeguatamente comunicati al consiglio di amministrazione. Con Bankitalia che afferma di aver solo compiti di Vigilanza e non di Polizia, alludendo esplicitamente ad illeciti, ed il Governo Monti, formalmente ignaro di ogni cosa , che, con tutto ciò, dichiara disponibile un “prestito” per 3,9 miliardi di Monti-bond.

Una cifra che avrebbe potuto salvare centinaia di aziende più sane in momentanea difficoltà. E che, invece, non certamente a caso, vanno in soccorso della banca “di riferimento” di quel Pd che per un anno intero di massacro sociale contro gli Italiani, ha sorretto, contro ogni logica “popolare” il governo del robot agghindato col loden.

A conferma d’un intreccio torbido tra politica, affari e banche che riecheggia le rigorose condanne di Ezra Pound oggi più che mai d’attualità, sul potere finanziario in Italia fin da quando i Signori del Rinascimento scoprirono il nuovo potere del denaro, inchinandosi a coloro che potevano immetterlo “in circuito”.

Una storia non solo italiana, un virus, invece che,oggi , sta infettando l’Europa intera facendola deragliare da quel binario esistenziale e civile che seppe determinare il suo Primato nel Mondo. Una Decadenza senza luce. Un’ultima stazione senza gloria.

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2 pensieri riguardo “Montepaschi e la politica. Quando a pagare sono i cittadini.

  • 27 Gennaio 2013 in 18:36
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    MONTE DEI PASCHI DI SIENA E PD. Passano i giorni e si va delineando meglio il quadro della vicenda. 1. Se si leggono i componenti del consiglio di amministrazione della Banca con amministratore delegato Mussari si vedra’ che la vera influenza in quella banca ce l’aveva l’Udc, l’ex Margherita, Berlusconi e Verdini e in ultimo, in funzione residua un componente ex CGIL. Tutto questo amalgamato dalla prevedibile presenza della massoneria (molto radicata da almeno due secoli in quel territorio) e, aggiunge l’avvertito Sposetti, dall’Opus Dei. Come si vede il blocco di interessi che ha gestito la scalata di Antonveneta e’ chiaramente orientato e definito con una cifra centrista e di destra. La pessima gestione della banca in mano a Mussari (promosso due anni fa con l’avallo di Tremonti alla guida dell’associazione bancaria italiana) e’ stata intercettata dalla fondazione in mano prevalentemente al Comune e alla Provincia di Siena che attraverso il suo Presidente, il sindaco Ceccuzzi, ha imposto una discontinuità e un cambio radicale al vertice della banca. Ceccuzzi per avere fatto questo e’ stato defenestrato da sindaco con la rivolta interna della componente ex Margherita del Pd senese. 2. Si e’ sostenuto che sarebbero stati erogati adesso 4 miliardi di euro a titolo gratuito alla banca per la sua ricapitalizzazione e che con questi soldi si sarebbe potuto evitare di far pagare l’Imu sull prima casa. Favole. I 4 miliardi in questione, o giù di li, sarebbe un prestito da restituire con interessi al 9 per cento. Quindi nessuna regalia.

  • 27 Gennaio 2013 in 21:54
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    C’è un filo che lega il Monte dei Paschi al Pdl di SilvioBerlusconi e DenisVerdini. Il leader e il coordinatore del Pdl hanno più interessi e legami finanziari personali nella banca senese del segretario Pd Pier Luigi Bersani. Almeno stando a quel che si sa finora. Infatti il Pdl, che dovrebbe cavalcare lo scandalo senese, lo sta facendo poco. É difficile per Berlusconi puntare il dito su quel Monte dei Paschi di Siena che lo ha accompagnato dai primi passi con Marcello Dell’Utri nei cantieri milanesi fino agli ultimi bonifici misteriosi, sempre a Dell’Utri, alla vigilia della condanna dell’amico siciliano di sempre. “Grazie a Mps – ha ammesso il Cavaliere – potei costruire Milano 2 e Milano 3, era l’unica banca che concedeva mutui premiando la puntualità dei pagamenti”. Erano due le banche (Bnl e Mps, entrambe con presenze della massoneria nei vertici) che finanziavano in quegli anni generosamente il Cavaliere. Forse troppo.

    Nell’inchiesta del sindacato ispettivo del Monte dei Paschi del 9 ottobre 1981 si legge: “La posizione di rischio verso il gruppo Berlusconi ha dimensioni e caratteristiche del tutto eccezionali e dimostrano l’esistenza di un comportamento preferenziale accentuato”. Mps, nella sua filiale di Milano 2, ha custodito per 40 anni i segreti del Cavaliere. Un muro di riservatezza nel quale ogni tanto si apre una finestra solo grazie alle indagini milanesi. Come è successo di recente con i bonifici con causale prestito infruttifero alle Olgettine del ragionier Spinelli. O a metà degli anni Novanta, quando i finanzieri scoprirono alla solita filiale del Monte libretti al portatore per circa 28 miliardi di lire per i quali Berlusconi poi affrontò un processo per falso in bilancio (annientato da una legge ad personam).

    Anche Verdini non può criticare troppo l’ex presidente Mps, Giuseppe Mussari, per gli accordi con la banca Nomura nascosti in cassaforte per truccare il bilancio del 2009. Proprio in quel periodo Mussari finanziava generosamente gli amici di Verdini. Il 15 gennaio 2010 la Procura di Siena registra due chiamate di Verdini a Mussari. “Senti, ti posso disturbare due minuti?”. E poi: “É un favore, eh, quello che ti chiedo”. La questione è quella del prestito da 150 milioni di euro garantito da un pool di banche nell’ottobre 2008 all’amico Riccardo Fusi in quei giorni alla ricerca disperata di liquidità.

    Verdini anticipa a voce una mail che inizia così: “Carissimo Giuseppe, con riferimento alla conversazione telefonica odierna ti illustro i motivi della mia chiamata”. Verdini chiede a Mussari di concedere a Fusi 10 milioni in più, oltre ai 60 già accordati da Mps, sui 150 totali. Il Monte doveva sostituirsi nel pool di finanziatori proprio al Credito Cooperativo Fiorentino di Verdini, poi commissariato. A Verdini che chiede lumi sul prestito da 10 milioni, Mussari replica: “Sto aspettando un riscontro”. Verdini insiste: “Ti prego, dammi una mano”. Mussari resiste: “Ci proviamo, non è l’esercizio più semplice del mondo, come potrai capire”. Verdini non si arrende: “Mi devi dare una mano, via, se te la chiedo”. Solo allora Mussari capitola: “Va bene, d’accordo, proviamo”. Alla fine il finanziamento di 10 milioni non passa. Due settimane dopo partono le perquisizioni per l’inchiesta G8 che non favoriscono i contatti con Verdini, allora indagato per quelle questioni.

    Ma Verdini, da quell’operazione fallimentare per il Monte dei Paschi di Siena, avrà comunque un utile. Gli avvocati che seguono il finanziamento da 150 milioni sono i due Olivetti Rason, il padre Gian Paolo e il figlio Pier Ettore. E Niccolò Pisaneschi, fratello di Andrea, allora membro del cda di Mps e presidente di Antonveneta. Più Marzio Agnoloni. A parte la questione tra i due fratelli Pisaneschi, (Andrea pagato come consigliere di chi presta, Nicola consulente di chi li prende), lo studio Olivetti Rason e Marzio Angnoloni si appoggiano a Verdini. Lo studio Olivetti Rason paga false fatture (per l’accusa) a Verdini per 260 mila euro e Agnoloni versa in più tranche altri 157 mila euro.

    Interessante l’esito delle indagini su Pier Ettore Olivetti Rason. Nella camera da letto di questo avvocato di 39 anni i Carabinieri trovano una lettera di Licio Gelli, il maestro della loggia P2. Nel verbale del sequestro si legge: “Busta gialla avente mittente conte Licio Gell, Santa Maria delle Grazie 14, Villa Wanda, Arezzo, destinatario l’Avv. Pier Ettore Olivetti Rason, contenente libro dal titolo “L’abito del dolore”, scritto da Licio Gelli riportante dedica manoscritta dell’autore”. Lo stesso Olivetti Rason che è stato intercettato mentre parlava di affari (il salvataggio della Sasch di Prato) con Nicolò Querci, manager del gruppo Mediaset e segretario di Berlusconi, nonché figlio di Carlo Querci, fino a pochi anni fa consigliere del Monte dei Paschi. Arcore e Siena non sono poi così lontane.

    da Il Fatto Quotidiano del 26 gennaio 2013

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