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Passata di pomodoro

Un quadretto in chiaroscuro, tra luci e ombre, che risuonano solo dalle nostre parti, facce  tirate, spossate dal lavoro e dal caldo, sguardi che traspirano sentimenti ed emozioni vere, ritagliate durante la preparazione delle bottiglie di salsa di pomodoro, una tradizione che ormai quasi scomparsa, tanta nostalgia per quei momenti antichi, per il forte odore di basilico che impregnava le vesti, i falara, o il prendisole fiorato come quello che fascia la Signora Mariannina.

Il momento era magico, anche per il piccolo Antonio, dagli occhiali  impannati dai fumi che evaporano dalle pignate come una rappresentazione, qualcosa di sacro, a cui assiste assopito in silenzio. La foto come l’estate, non muore mai e resta li impigliata nel cuore, un ricordo dolce, che parla da sola, che durerà per sempre. La mano, leggera, lentamente arrimina il pomodoro sul retino, il succo fino sarà imbottigliato e poi bollito.

     

La calura torrida dello scirocco si mischia al fuoco delle pignate, l’aria sa di ciavuri forti, che stordiscono piacevolmente i sensi. Carlo, dal viso scuro e dal profilo da giovane guerriero greco, dai capelli neri e folti come la notte, con la camicia sbottonata. Aperta a catturare lievi refoli di frescura, con la cannata versa il succo del pomodoro, rosso e forte come la lava dell’Etna. Una foto, una immagine, un brandello di quella Ficarazzi che non esiste più.

di Giuseppe Morreale

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