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Peppino Aurilio e Giovanni Santospirito

…chi saranno mai costoro: u stagnataru che col suo trispito a tre ruote, carrico a tetto, gira per chiani e vanelle a riparare con saldature con lo stagno, quartare bucate, tìani spirtusati, pignati arramati, bummuli ciaccati, padelle senza manico, quarare per fare l´astratto e le bottiglie sfunnate, pile allascate, rinali smaltati, bagnere per fare il bagno, passapomodoro… U gelataio chi gira per tutto il paese, dalla Catina alla Scinnutella, col suo carrettino colorato e dal dolce odore che esce dalle cupole lucide lucide; pedala Giovanni, si ferma alle cantonere, fischia lungamente, e riempie cannestrini e brioscine con gelato fatto artigianalmente con latte fresco dei vaccari nostrali, acqua e zucchero giusto, pochi gusti ma tutti originali, limoni delle nostre campagne, fragole del tempo, caffè caffè, nocciole delle Madonne e cioccolata di Modica e basta…
Si fermano Peppino e Giovanni a riposare un attimo, si fermano all´altezza della odierna Posta, sotto la prevola di Donna Lucrezia, dove le pampine disegnano ombre cinesi sulle mura spirtusati della pietra d´Aspra. I loro volti, sono scavati dalle prove del dopoguerra, i loro occhi, fermi e sicuri talìano lo scatto del fotografo, non si scompongono, non ci speccìa ridere ma sono sereni, tranquilli, il futuro, pensano, non potrà mai essere  come il passato, il loro sarà nello stagno, nell’alluminio, nel gelato, nei cannestrini, sono ottimisti e affrontano la vita a testa alta…è anche grazie a questi artigiani che è nata la Ficarazzi in cui oggi viviamo!

di Giuseppe Morreale

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