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Piazza Padre Pio terra di nessuno?

michele manna 1Ho letto, tempo fa da qualche parte, che un’isola pedonale rappresenta anche una conquista di civiltà; oggi a distanza di qualche anno per chi abita, lavora o ama sostare qualche ora nell’ex Largo Smeraldi, il dubbio che ci assale è sapere se ci possiamo considerare tutti “abbastanza civili” da meritarci un isola pedonale degna di questo nome in una delle piazzette più frequentate in paese. Probabilmente lo stato di degrado sociale (che è bene ricordarlo investe tutta l’Italia) in cui oggi versa la piazzetta ha raggiunto livelli tali che impongono una riflessione a 360 gradi che possa serenamente consentirci di analizzare il problema e decidere se a questo punto convenga togliere lo spazio libero e far ritornare le auto, almeno in questo modo qualche problema andrebbe sicuramente risolto.

Atti di vandalismo, che ormai si ripetono tutte le sere e tutte le notti anche nella piazza Santi Patroni di fronte alla statua di Padre Pio, pallonate che arrivano dappertutto, rami degli alberi strappati ed utilizzati per combattimenti, colombe morte utilizzate come palloni da calcio, agrumi spiaccicati per terra, contenitori divelti, il tutto incuranti dei bambini che giocano o dei passanti che si ritrovano loro malgrado nel mezzo della caciara.

Naturalmente guai a richiamarne qualcuno, nel migliore dei casi finisce bene con una scarrellata di parolacce e minacce e se dovessero intervenire alcuni adulti il passaggio alla rissa familiare è sicura. Senza andare molto indietro nel tempo, in piazza Padre Pio, abbiamo già registrato “attak” nelle serrature di chi si è lamentato per una pallonata nella persiana, bottiglie rotte davanti l’ingresso di qualche portone ed il barbiere colpito, sempre da un pallone, mentre col il rasoio stava tagliando i capelli ad un bambino, e va registrata anche la rabbia e la paura di una giovane mamma abitante nella piazzetta che in un articolo, pubblicato qualche giorno fa, viene indicata, con tanto di nome e cognome, come contestatrice dei vandali e degli atti di vandalismo esponendola a ritorsioni già avvenute contro altri residenti.

In questo contesto, non certo idilliaco, i residenti nella piazzetta e nelle strade limitrofe con i commercianti e coloro che trascorrono qualche ora sulle panchine, si chiedono chi debba, a questo punto, intervenire per ristabilire un minimo di tranquillità. Dal sindaco la promessa di una maggiore presenza di vigili ma si sa benissimo che dopo “il passaggio” tutto torna come prima e poi la polizia municipale non effettua servizio né la sera né la notte.

Carabinieri e polizia devono fare i conti con la carenza di organico e la vastità del territorio da controllare e poi, secondo molti, non è con la presenza delle forze dell’ordine che si può risolvere il problema; occorre probabilmente più presenza istituzionale con iniziative educative, culturali e ricreative da realizzare sul territorio con particolare attenzione alle fasce più giovanili con la speranza di sensibilizzarle ed instillare in loro un maggior rispetto verso il prossimo; più presenza istituzionale anche nel semplice servizio di spazzamento mattutino (ormai un lontano ricordo) che oltre a ridare più decoro serva anche a dare il senso della presenza dell’amministrazione comunale.

Ma quello che servirebbe maggiormente è seguire l’esempio di quella mamma di Bagheria che qualche giorno fa, non appena ha capito che il proprio figlio aveva, assieme a due amici, devastato una scuola elementare, lo ha preso per un braccio e lo ha portato dalla polizia costringendolo ad ammettere il reato e far sapere chi erano i suoi complici. Con quel gesto probabilmente quella mamma ha salvato il futuro di suo figlio. Quello che manca da noi, e non soltanto nella zona di Piazza Padre Pio, è il coraggio di imporre ai propri fi gli il rispetto per tutto ciò che appartiene a tutti, anche a coloro che lo devastano.

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