Un anno da dimenticare

Sicuramente il 2011 non sarà un anno da ricordare con piacere e probabilmente non troverà spazio nella nostra bacheca dei ricordi che molto spesso affluiscono alla nostra mente alimentando una certa malinconia e il desiderio irrealizzabile di riportare l’orologio della storia indietro, nella speranza di rivivere certi momenti magici. L’anno appena trascorso è stato caratterizzato dal terremoto in Giappone, dagli stravolgimenti metereologici e dalla devastante crisi economica con la quale stiamo ancora facendo i conti. Se per quanto riguarda i terremoti e le inondazioni non possiamo che accettare la nostra ineluttabile impotenza, per la crisi economica la maggior parte di noi deve recitare il mea culpa. Naturalmente non mi riferisco ai massimi sistemi economici, alla borsa e allo spread, di questo devono renderne conto la grande finanza, le banche e i grandi speculatori.

    

Sia i governanti che i politici, come l’ultimo cittadino, non possono esimersi dal prendersi le proprie responsabilità perché questa crisi economica è il frutto di una crisi di valori. L’ingordigia e l’avidità hanno sottratto ossigeno ad ogni forma di speranza e tarpato le ali al sogno di intere generazioni. Ormai è diventata consuetudine leggere notizie sulla corruzione di politici e di amministratori di enti pubblici. Il guaio è che a fronte delle classiche manifestazioni di indignazione da parte dei cittadini non corrispondono altrettanti atteggiamenti virtuosi. L’evasione fiscale riguarda interi strati sociali, la corruzione e il malaffare investe ogni categoria di lavoratori e la politica continua ad alimentarsi attraverso il voto di scambio, che in alcune forme si serve dell’ausilio di personaggi affiliati alle consorterie mafiose. Di conseguenza appaiono ipocrite certe manifestazioni di indignazione nei confronti dei politici che – lo scopriamo adesso? – non sono altro che lo specchio fedele di coloro che li hanno votati. Sul fronte interno, Statale 113 si è occupato della realtà politica e sociale del nostro Comune raccontandola nella maniera più obbiettiva possibile.

    

L’anno che sta per concludersi si è aperto con l’emergenza rifiuti ed è stato scadenzato da azzeramenti di Giunta, da dimissioni di Assessori o dall’allontanamento di alcuni di essi. In mezzo ad una crisi economica sistemica che colpisce i Comuni l’amministrazione sembra avere intrapreso l’iter che dovrebbe portare alla stabilizzazione dei 49 precari che prestano servizio presso gli uffici della casa comunale, mentre sul fronte del personale COINRES si attende con trepidazione la data del 31 dicembre che potrebbe portare al licenziamento del personale somministrato dalla Temporary.

    

Naturalmente, a prescindere dalle polemiche suscitate dalla loro assunzione, ci sembra doveroso solidarizzare con le famiglie degli otto dipendenti e sperare in una soluzione che salvi i posti di lavoro. Intanto il paese si sta facendo il look, i lavori lungo il corso – grazie alla clemenza del tempo – proseguono velocemente, mentre malgrado le luminarie che preludono alle feste di fine anno, il paese, le piazze e lo stesso corso appaiono in una forma dimessa stile austerity che naturalmente non aiuta le attività commerciali. Ma il Natale – da sempre – ha la capacità di ridestare lo spirito e di risvegliare i migliori sentimenti dei credenti, degli pseudo tali e degli atei stessi. La magia prodotta dalla nascita di Gesù mette d’accordo tutti e non è oggetto di critiche, scontri o dispute teologiche. Di fronte a questo simbolo di disarmante e assoluta mitezza , nessuno si adombra, nessuno si altera, nessuno si arma, nessuno attacca. Col suo sorriso ci ricorda che siamo stati bambini, che siamo stati in fasce e che lo scopo primario della nostra vita era quello di essere amati e, una volta cresciuti, di irradiare attraverso il nostro sorriso l’amore ricevuto agli altri. Sarebbe il caso di riscoprire la bellezza del presepe e la sobrietà dei suoi personaggi, alla faccia di coloro che in nome della multiculturalità (che personalmente condivido) hanno pudore di esporre il crocifisso o la sacra famiglia per non offendere la sensibilità dei credenti di altre religioni. Se la nascita non susciterà più stupore e non sarà più riempita di significato, porterà gli uomini a banalizzare la sofferenza e a privare coloro che si apprestano ad esalare l’ultimo respiro di quel pizzico di speranza che la morte (paradossalmente) porta con se. Non mi rimane che augurare a tutti voi, a nome di Biagio e Salvatore, di trascorrere un santo Natale.

Giuseppe Compagno 15 dicembre 2011

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