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Un polmone verde a Ficarazzi di Angelo Mezzoiuso

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Ficarazzi non è esattamente ciò che si potrebbe definire un bel paese. Costantemente congestionato dal traffico, pochi negozi perché troppo vicina a Bagheria e Palermo e un ridotto accesso al mare che, tranne nel tratto della Crucichia e del ponte sull’Eleuterio, non si vede nemmeno, a causa della fila di case e casette costruite sulla spiaggia.

Oltretutto tra il 2000 e il 2010 si è costruito in ogni angolo disponibile per cui non è rimasta quasi nessun’area verde. Le tante case addossate le une sulle altre, assieme all’aria inquinata dal traffico perenne determinano un senso di soffocamento che è diventato il simbolo del paese ancor più della bandiera che non conosce praticamente nessuno.

Infine il rapido aumento della popolazione dai 9000 ai circa 13000 abitanti avvenuto in pochissimi anni ha determinato una riduzione del senso di appartenenza alla comunità perché da un lato i vecchi ficarazzesi vedono i nuovi, provenienti soprattutto da Palermo, come degli “estranei”, dall’altro i nuovi vedono Ficarazzi come un dormitorio dove stare per risparmiare sull’affitto.

Il risultato è che nessuno si riconosce più in questo paese, come avveniva un tempo. In tutto questo la vivibilità e la qualità della vita non sono molto alte, coerentemente con tutti i rapporti di Legambiente che piazzano le città siciliane agli ultimi posti per qualità della vita perché si respira aria inquinata, ci sono poche aree verdi, i sistemi di mobilità pubblica funzionano male con tutto ciò che questo comporta.
Occorre ripensare l’urbanistica e la mobilità urbana di Ficarazzi per renderla più vivibile e adatta alle esigenze di giovani e anziani.

Si potrebbe creare un’area boscosa pubblica nel terreno compreso tra piazza Giovanni Paolo II, le scuole medie, i binari del passante ferroviario fino alle case che delimitano via Enrico Fermi. Si tratta di un ampio terreno diviso in due dalla strada che porta alla stazione.

Nell’area si potrebbero piantare tanti alberi della macchia mediterranea, che non producano pollini e non causino allergie; l’area potrebbe essere dotata di sentieri dove passeggiare e fare jogging, pista ciclabile da collegare al resto del paese e una piccola area con attrezzi di palestra all’aperto.

Nella zona che confina con le scuole medie si potrebbe creare un piccolo orto scolastico, utile sia per le lezioni di scienza, sia per insegnare ai ragazzi il concetto di bene pubblico da curare e preservare.

Ovviamente affinché il progetto funzioni è necessario che non sia abbandonato a se stesso ma si curino costantemente gli alberi e le altre piante e che il parco venga presidiato da personale di sicurezza, possibilmente affiancato da telecamere e volontari, organizzati magari in una associazione di cittadini che gestisca il parco assieme al comune.

Quello che bisogna evitare è di fare la colata di cemento, piantando i soliti quattro alberelli moribondi già in partenza che non crescono mai. Il parco deve essere un’area dove si possa realmente apprezzare la natura passeggiando, leggendo un libro sotto un albero o portando i bambini a giocare nel fine settimana.

La spesa necessaria a realizzare il progetto non sarebbe un costo ma un grande investimento sulla salute e sulla qualità della vita dei cittadini, oltre che un formidabile cantiere per costruire il senso di appartenenza alla comunità che si è da troppo tempo perso, come testimoniano i quotidiani atti di vandalismo a cui assistiamo.

Un polmone verde sarebbe ciò di cui Ficarazzi ha bisogno. Un’area che appartenga alla comunità e che sia funzionale a migliorare la qualità dell’aria, a ridurre lo stress e a fornire un luogo dove gli anziani possano passeggiare lontani dal traffico e i ragazzi possano fare sport.
Da tempo si è compreso quanto siano fondamentali le aree verdi nelle città. Per questo motivo i parchi e gli orti urbani, già presenti da decenni nel nord Europa, stanno aumentando ad una velocità impressionante anche nel nord Italia, e città come Milano si stanno riempendo di alberi e di parchi.

Ci sono diversi studi scientifici che testimoniano come le aree verdi riducano il rischio di malattie cardiovascolari come infarti e ictus e lo stress dei cittadini, riducano l’incidenza di malattie psichiatriche, di tumori e portino grandi benefici alla comunità. Sarebbe un bel modo di affrancare un paese con tanti problemi e davvero poche attrattive, che nonostante ciò rimane un paese straordinario.

Dr Angelo G. Mezzoiuso

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