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Un paese tutto altro che in vacanza

Una pubblicazione “fuori del normale” quella che proponiamo con il numero 201 del periodico locale “Controcorrente”. Non ci era mai capitato di andare in pubblicazione a ridosso del “ferragosto” ma gli impegni con il “Settimanale di Bagheria” prima, e la necessità di ristrutturare la sede della redazione dopo l’incendio dello scorso mese di maggio, ci hanno portato ad approfittare di questo periodo “vacanziero” per assolvere a tutti i nostri impegni di ristrutturazione e redazionali.
La prossima settimana tutto tornerà alla normalità ed il prossimo numero di questo periodico verrà pubblicato
a fine settembre per poi essere in edicola regolarmente ad ogni fine mese.
Anche se vacanziero non si può certo definire questo numero “leggero” sia per le notizie di attualità, cronaca, zsportive e purtroppo alcune molto tristi. Volevo appunto iniziare questo editoriale con un pensiero alle persone che ci hanno lasciato in quest’ultimo periodo a cominciare da un grande ficarazzese che rimarrà nei cuori di tutti noi, Enzo Pedone, l’eterno ragazzo che si creato una spazio di tutto rispetto nella storia del paese.
Sono tantissimi i ricordi personali che conservo di Enzo, e mentre scrivo me lo sento accanto, ma voglio ricordarlo pubblicamente per il suo impegno civico nella parrocchia, la sua costante presenza nelle nostre iniziative sia  editoriali che di svago, ma soprattutto per i suoi trascorsi sportivi di grandissimo terzino di fascia e rappresentante,
a livello anche regionale, di quella classe di atleti venuti su dal nulla a forza di sudore e sacrifici.
In questo numero pubblichiamo il sogno che a Ficarazzi si possa creare un centro sportivo “Uefa”. Credo che ad Enzo Pedone spetti di diritto (se il sogno si avvererà) l’eventuale “intitolazione” di una di queste strutture. L’intera redazione di “Controcorrente” è particolarmente vicina anche al Dott. Gesualdo Clemente per la scomparsa della moglie, Signora Antonietta Restivo, avvenuta lo scorso 20 luglio. Per come abbiamo già anticipato questo numero pubblica uno scoop senza precedenti, a Ficarazzi abbiamo grandissime probabilità di avere una campo sportivo, sogno proibito di tantissime generazioni di sportivi ficarazzesi. La notizia l’abbiamo appresa direttamente   all’assessore Salvatore Bisconti e da quello che ci è dato sapere l’iter procedurale sembra anche a buon punto. Nelle pagine successive pubblichiamo una ampia intervista che mette a fuoco l’intera comunicazione, quello che mi  preoccupa è che, conoscendo l’ambiente che gravità attorno alla politica ed all’amministrazione comunale in genere, non si inneschi quel perverso meccanismo che se uno si attiva per realizzare qualcosa di buono per il paese, automaticamente altri si mettono in moto per non farlo fare.
Ne abbiamo una triste esperienza quando un campo fu creato da un gruppo di giovani (di allora) del paese ed immediatamente dall’amministrazione comunale di allora ci si precipitò per farlo chiudere.
Questa volta seguiremo passo per passo tutto l’iter e pubblicheremo nomi e cognomi di tutti coloro che si “metteranno di traverso”, un impianto di quella portata può creare centinaia di posti di lavoro e ridare una  prospettiva di futuro alle generazioni che verranno. Infine qualche parolina va spesa per l’enorme ritorno mediatico, non proprio positivo, che la recente operazione dei carabinieri ha portato in carcere un nutrito gruppo di  concittadini. Ficarazzi si è ritrovata improvvisamente al centro delle notizie di cronaca, per diversi giorni, di tutte le reti televisive sia nazionali che internazionali. Non entriamo nel merito dell’operazione in quanto è stata diffusa in tutte le salse ma un aspetto mi sembra particolarmente curioso, cioè di come in paese la notizia viene diffusa subito
dopo. Entro di buon mattino un un bar e mentre sto per sorseggiare un caffè entra trafelato un amico: “u sintistivu, ficiri sbarazzu”, qualcuno chiede altre notizie qualcun altro dice di sapere tutto “sinni purtaru una vintina” e da qui una carrellata di nomi ai quali si aggiungono quelli di coloro che entrano e che naturalmente allungano la lista. Alla fine in paese saranno rimasti poche centinaia di persone a piede libero e mentre in lontananza si sente una sirena, dentro il bar, tutti in coro… “sinni stannu purtannu navutru”.
Era soltanto una autoambulanza.
Buona lettura a tutti voi.

Michele Manna

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