Urania di G. Pedone

Bastarono i trampoli quella sera
a cullare le faville di un fuoco
su cui la mordace Angelica
della cenere dolosa lasciò cadere.
Era un sopravvissuto
che vedevo camminare
su un lastricato:
coperchi di tombe
dimore di spasimanti persi.
Aveva chiesto aiuto al cielo
(ed io a Marte Ultore)
ma vinse l’amore ed Urania
fermò la Marticola lancia.
Ora era lì, con occhi più vivi
accanto ad una ninfa canterina,
trasfigurato o solo diverso
o il medesimo di sempre,
mentre io senza capire mutavo
trampoli in rami d’ulivo
percorrendo quel lastricato
che chi resta addobbò a festa
per un amico, ormai partito.
Urania è ormai scesa dai trampoli
e vive di nuovo in mezzo a noi
a noi, che siamo solo dei sonnamboli.
Giacomo C. Pedone

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