“Vabbè quattro gocce sono”: disse il topino

Poveri topini non riescono a farsi una famiglia. Il caldo quest’anno era davvero forte. Meglio stare in un posto al buio lontano dagli uomini. Avevamo trovato un grande tubo dove scorreva acqua. Non che l’odore fosse dei migliori, però, era riparato. Qui di certo gli uomini non ci cercheranno. Che motivo avrebbero di mandarci via da qui. Possiamo far crescere i nostri cuccioli e tirare avanti. Il cibo non manca. Siamo in paradiso.

Il nasino, oggi, è un po’ umido. Strano. Sta arrivando la pioggia, io la sento prima. Riesco a percepire l’umidità nel mio nasino. Vabbè quattro gocce che sarà mai. Qui mica può  arrivare la pioggia. Siamo in un tubo.

Sento un rumore che non avevo mai sentito. Proviene da lontano. Un rumore che mi preoccupa, non sono tranquillo. Che possiamo fare? rimaniamo qui, non conviene spostare tutta la famiglia.

Correte, correte, furono le ultime parole del topino. Si ritrovo mezzo morto alla luce del sole. Che fu? Pensava che in poco tempo passi dalla tranquillità alla morte. Sono per strada uscito da un tombino che mi lanciò in alto e mi fece scorrere per metri. Non ho la forza di muovermi, troppo dolore. Mi lascio trascinare per la via e vedo qualcuno che mi fotografa. Non sono importante. allora che fu? sono sicuro che sono stato vittima di un sopruso dell’uomo. Non riescono a stare mai tranquilli. Perché fanno scoppiare i tombini? ormai è troppo tardi per pensarci. Ho perso tutto. Sono stanco, mi lascio trascinare. Prima o poi arriverò…

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