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Vecchie Glorie al Martinetto

La serata è calda e mi arriva addosso una grande malinconia avvolta da una tenera e dolce emozione che mi spinge a scrivere, a raccontare le prodezze calcistiche di una generazione che “ha fatto la storia del calcio ficarazzese”, come ha scritto nella locandina l’appassionato Alessio Manna, il figlio di Michele, che acciaccato ha assistito alla manifestazione spiccando con la sua bianca chioma, testimonianza degli anni passati.

[quote]Per ricordare i campioni che giocano lassù[/quote]

Tante volte ho descritto queste figure antiche nelle mie “Cartoline dal Martinetto”, per come giocavano già allora sapevano di moderno, con il fluidificante sulla fascia, zona prediletta da Enzo Pedone, con le sovrapposizioni di Michele Morsicato, con i tagli di Angileri, i recuperi di Tralongo, la punta schierata come falso terzino, il libero alla Bisconti che spazzava l’area, per bravura, mentalità, personalità, avrebbero meritato ben altre platee che l’assolata e sconsacrata pietraia del vecchio camposanto.

E la leggenda del Martinetto è nata e continua nella memoria di tutti per le antiche gesta di quanti oggi non ci sono più e ritornano in visione nel cielo blu sopra quel catino segnato con la calce bianca, le galoppate di Enzo Pedone, la danza col passo felpato di Franco Pollara, le veroniche e i tunnel di Giovanni Sirchia, le bombe di Carlo Biosa, il calcio allegro e pieno di mattane di Peppino Monti detto il “Cummo”, i scatti frenetici e il tiro secco di Giovanni Clemente, fratello di Ino e Patuzzu, il coraggio tra i pali di Umberto Sorci, il volo tarpato dell’imberbe portierino Giuseppe Saverino, l’intelligenza tattica di Franco Bisconti, le ali spezzate del giovane Vincenzo Ceruso, la serafica tranquillità nelle uscite di Peppuccio Lanza detto “il Toro”, la grinta del “sergente di ferro” Stefano Militello, le movenze eleganti di Peppuccio Cummo, che sognava Rivera anche di notte, il fisico da guerriero greco del portiere Vincenzo Musso, i fuori “sipala” di Gino Aurilio, detto “Petrulla”, o le serpentine del fornaretto Gino Martorana, quanti piccoli, grandi campioni di un altro calcio, fatto di polvere, sudore, corsa e gol a volontà, personaggi dal cuore nobile che si mangiavano il pallone come si sarebbero mangiati la vita, troppo presto volata via, rubata da un destino infame e crudele. Accomuno insieme a loro due personaggi che hanno amato tanto il calcio, il Presidente Pietro Celicola, in gioventù giocò anche a Bagheria e fu uno dei pionieri del calcio ficarazzese e Totò Lo Cascio, “l’arbitro” del Martinetto, che un giorno stanco delle polemiche e delle critiche (quelle purtroppo non mancavano mai…), al termine di una burrascosa e colorita partita, pigliò scarpette e fischietto e li buttò a mare, ma…l’indomani era di nuovo in campo ad arbitrare, subiva troppo la malìa, il fascino del Martinetto, il simpatico Totuccio!

      

Non conoscevamo l’odore dell’erba ma quello del mare e sentivamo il rumore delle onde che toccavano i bordi del campo; non avevamo borse o borsoni, ma sacchetti di plastica, quelli della spesa; non calzavamo “pantofole d’oro” ma scarpette di cuoio malandate, bucate, dai tacchetti smanciati, ingrassati col grasso di maiale squagliato; non indossavamo magliette griffate ma maglie sbiadite per i troppo lavaggi, dai colori diversi ma dall’identico sudore buttato tra la polvere gialla che si alzava quando soffiava il maestrale e bruciava gli occhi.

Le memorabili battaglie di estati che non finivano mai, come le lunghe giornate che non vedevano mai il tramonto, erano senza fine. Erano assenti in parecchi l’altra sera, qualche pecca nella organizzazione, il giorno lavorativo, i rientri, le vacanze alla fine, gli impegni familiari, il lavoro, la lontananza, qualche “coccio di camula”, qualche remora a scendere in campo a sessanta anni suonati, ma quelli che sono scesi in campo con magliette e pantaloncini diversi, come una volta, con la pancetta, con qualche ruga in più e qualche capello in meno hanno onorato la manifestazione con giocate d’altri tempi, ricordando i loro compagni e facendo divertire il numeroso pubblico presente.

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In primo piano i protagonisti dei Ficarazzi che furono, la Polisportiva e l’Audax con gli indimenticabili: Salvatore Clemente “Patuzzu”, mediano settepolmoni, come l’instancabile Gino Marsala “Spitiddu”, ancora in forma e mai domo, come il bel calcio che ancora ci ha mostrato Umberto Bruno, che non si separa mai dalle sue finte, quel doppio passo è inimitabile; ordinato e puntuale nelle chiusure senza papere l’inossidabile Ignazio Catalano; Totò Rammacca, un po’ sovrappeso sì, ma la sua castagna fa sempre male e paura ai portieri; inconfondibile nelle sue movenze e saggio nella sua sapienza tattica il “Matarazzo” Gaetano Morreale;

roccioso e grintoso ma pulito nei contrasti, Antonino Monteleone; lento e corricchiando, ma seppur pesante Vincenzo Monteleone ha ricamato trame e inventato gioco come 30 anni fa; tra i pali è sempre uno dei migliori, bravo Totò Bona con le sue parate, peccato che non è potuto scendere in campo l’altro grande portiere, Nino Cianciolo, presente ma acciaccato come pure Rosario Tralongo, rimasti fuori a sostenere i loro antichi compagni; si muove con agilità Rosario Martorana e lotta come quando era uno dei miei Allievi prediletti, Vicè D’Alba; ottimo e come sempre serio, nel doppio ruolo di portiere e difensore, il duttile Marco Tralongo, il “Riccio”; giovane e quindi allenato, veloce, l’ultima “ala” Ciccio Pisciotta (suo fratello Nicolino, convocato, era stanco e aveva dimenticato l’appuntamento…);

anche Giovannello Mezzatesta, dirompente e sgusciante come un’anguilla ha sorpreso per l’immutata bravura; e una menzione particolare al mio buon Ninuzzu Clemente, claudicante per un dolore alla tibia ha voluto esserci ed è uno di quei bomber che quando tira prende sempre la porta, mentre il suo “rifornitore” di palloni di un tempo, Leonardo Monti, infortunato è rimasto a guardarlo, ma non suo fratello Cicci-gol Monti presente e battagliero come sempre; anch’io ho voluto scendere in campo per pochi minuti, troppa l’emozione e la commozione, il cuore batteva forte, toccato quando il Sindaco Martorana, che ha giocato pure un tempo, ha ricordato i nostri compagni e cosa è stato per tutti noi il Martinetto, una Scuola di vita, che ci ha fatto crescere bene e lontani dal male, come in una fiaba, la fiaba del Martinetto. Quante pietre, quante buche, qualche osso che spuntava vicino al calcio d’angolo, il Canneto accarezzato dal Libeccio quasi si coricava dentro il campo…sono passati tanti, troppi anni, ma non si possono dimenticare quei ragazzi che inseguivano un pallone…”.

Articolo di Giuseppe Morreale

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